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Posts Tagged ‘Schiaffoni’

Sesso opposto, croce e delizia.

Questa settimana ho avuto la conferma che le effusioni di due uomini mi eccitano e mi stimolano la fantasia. Lo avevo già sospettato, prima con Beautiful, lo storico video di Christina Aguilera, dove due ometti pingui e mollicci si baciano.

Poi è arrivato un film inutile, ma capace di farci gioire: Diverso da chi? Urliamo tutti insieme: LUCA ARGENTERO E FILIPPO NIGRO FATECI SOGNARE! Ancora e ancora…

Sempre di fiction, però, si trattava! Ma questa settimana, oh, che dolcezza e batticuore con l’ormai mitica foto di Zlatan Ibrahimovic e Gerard Piqué che si confidano e intrecciano le loro mani e il loro bacino, con ritrosia e passione malcelata.

Due calciatori: è come quando agli uomini metti due bionde tettone un po’ volgari che non sono lesbiche neanche lontanamente. Due calciatori, di cui uno è Ibra, l’irriverente, l’antipatico, il violento, il presuntuoso, l’ignorante, l’irascibile, anti-fair play per eccellenza. Ma allo stesso tempo sudato, muscoloso (sì! ma cosa importantissima: muscoli non da palestra, ma scolpiti da anni e anni di partite e allenamenti), con i capelli lunghi ormai sfibrati da mille docce in spogliatoi maschili che puzzano di feromone.

Sdoganiamo dunque la fantasia del doppio anche per le donne! È ora! E giusto in tempo per godere ancora di più durante le partite del prossimo mondiale.
Personalmente vorrei Ringhio Gattuso e Fabio Cannavaro.  Me li immagino… Sguardi ritrosi, occhioni e tratti machi del sud che si incrociano, muscoli timidamente guizzanti. Però anche Fabien Barthez e Alex Del Piero

Altro giro, altra passione. Incorreggibile e per nulla benaccetta da parte di me stessa. Con mio grande dolore, istintivamente seguo lo stereotipo della donna media e mi riconfermo attratta dall’uomo di destra più di quello di sinistra.

NB: con destra NON si intende La Lega, La Destra, PDL e UDC (Giammai, schifo!), ma la vecchia old fashioned destra, quella un po’ stilosa e accessoriata di aplomb, che da noi è miseramente sparita con l’aiuto del cafonissimo Popolo della Libertà e cosacce varie.
E purtroppo, quando questa settimana, in vista delle elezioni britanniche, ho saputo che Alex James dei Blur – che ho sempre amato, ma che ho perso di vista da un po’ di anni – vota Tory (in sua compagnia Gary Barlow dei Take That, Craig David, Phil Collins, Tony Hadley degli Spandau Ballet) – dopo un primo grugnito di schifo… mi sono poi scoperta compiaciuta.
In effetti, sono sempre stata – in maniera combattuta, ovvio – innamorata di Gianfranco Fini. Lo so, lo so, non dovrei. Ma ribadisco: con destra non intendo quella ormai nostrana. E si sa che i Tory sono ormai i nuovi Labour, lo dicono tutti. Ecco.

In effetti non potrei mai e poi mai essere attratta da un PD. I Comunisti che ho incontrato sono stati una grande delusione. E l’altro giorno, reduce da una giornata di cappelle al lavoro resi ancora più pesanti dall’arrivo di “quei giorni lì”, ho insultato in pieno stile tamarro Davide Bono che passava in bicicletta in via Garibaldi. Che spauracchio! L’ho visto passare, con quella faccia e quei capelli, e non potevo non urlargli dietro, per poi andare a sfogarmi con la frittura dal Re Calamaro.

Ora, tre ultimi pensierini dedicati a uomini politici internazionali e non-uomini.

mmh, effusioni maschie anche per JuanCarlos...

1) Un bacio a re Juan Carlos. Io amo il re di Spagna, anzi, amo tutta la famiglia reale dei Borbone tranne quel bell’imbusto di Jaime de Marichalar da cui finalmente l’infanta Elena ha divorziato, dopo anni di tribolazioni e tradimenti sentimentali ed economici. Per questo mio amore, tutti i miei amici spagnoli mi hanno sempre ammonito, ma Juan Carlos mi sta simpatico, quindi tanti abbracci e auguri dopo l’operazione che hai subito ieri. Commozione.

2) Vedere Silvio Muccino che fa un ditalino a Carolina Crescentini in Parlami d’Amore è stata una delle scene più orribili a cui abbia assistito. Tutti i miei coinquilini hanno avuto un conato di vomito per questa scena gratuita.

Me lo immagino Silvio Muccino, tra l’altro regista del filmculo*, che decide di aggiungere la scena per sottolineare il momento di paffione, ma comunque non amore e solo poffeffione.
Silvio Muccino, tu mi sottolinei solo quanto sei inutile! Silvio Muccino: se dovessi scegliere tra te e Davide Bono, picchierei te. A sangue. E basta ansimare!
* I filmculo sono quei film palesemente orribili, senza aspettativa, che io e la mia coinquilina Giulia costantemente cerchiamo e guardiamo. Filmculo sono ovviamente quelli di Moccia e i vari con Capotondi, Crescentini, Vaporidis, Silvio Muccino, Katy Saunders, Michela Quattrogiogghe e soprattutto Davide Rossi, il figlio di Vasco Rossi.
Davide Rossi è peraltro protagonista del peggio (quindi meglio) filmculo: Albakiara, ispirato dalle canzoni di Vasco. Perchennò?
Scena finale imperdibile: Raz Degan che spara a Chiara e dice: «È finito il tempo delle mele, puttana!»

3) Ecco la prova che Roberto Calderoli e Susan Boyle sono la stessa persona, o che sono perlomeno separati dalla nascita. Sarebbe una carrambata deliziosa e irresistibile.

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In questo momento Benedetto DecimoSesto [in Piazza San Carlo NON erano 50.000! non raccontiamo palle!] sta visitando la Sindone, offrendo ai torinesi una riflessione profonda. Allo stesso modo, vi voglio far riflettere su alcuni avvenimenti di questa settimana frenetica e drammatica, eventi a cui come al solito l’informazione ormai venduta non dà il giusto spazio:

Sabato 24 marzo, NO LEGA DAY. L’onda di sdegno e disgusto per il nuovo governatore del Piemonte si è ormai placata, e tra una rivendicazione per la pillola RU486 e un insulto al patto per la vita, l’Arcigay ne ha approfittato per fare i casting per Maschi contro Femmine, il nuovo film di Fausto Brizzi con Nicolas Vaporidis. Alcune scene, infatti, verranno girate durante il prossimo Gay Pride.

Nicolas “Faccia da schiaffi” Vaporidis si fa tutte le coprotagoniste dei suoi film. L’insopportabile attore, insospettabilmente 29enne, si è fatto la Capotondi, la Crescentini, ora si sollazza con l’utile Sarah Felberbaum.

A proposito di Lega, CALDEROLI è diventato Susan Boyle.

La sera del 25 aprile c’è stato, in Piazza Castello, il consueto concerto. Ho quasi preferito Marracash ai noiosissimi Baustelle, ma soprattutto Grazie Grazie Grazie a te, scandalosa presentatrice. Qualcuno mi sai dire il nome? Dicono che sia originaria della ridente e pianeggiante Brusasco! Ve prego! Gabriella Ferrero! Quanto imbarazzo in una sola persona (sì sì, imbarazzo stile Fiammetta Cicogna)! Sembrava che parlasse al pubblico dello Zecchino d’Oro, ha fatto anche «Lallallà» per introdurre i Baustelle (spiegato perchè erano sottotono e non sono mai decollati)!

E che dire delle patetiche letture, capaci di spegnere il cervello di tutto il pubblico? Tra tutti ha spiccato una ubriacona che si è sentita sfarfugliare e gridare, con voce isterica alternata a piccoli svenimenti: «Donne! Sì. Donne… resis… il ponte della resistenza. Anche noi. Donne. Ecco.»

In Nuova Zelanda una nonna (72 anni) e un nipote (26) si sono innamorati e ora aspettano un bambino (grazie a una mamma-surrogato): PEARL CARTER e PHIL BAILEY, originari dell’Indiana, si amano, e se ne fregano dei giudizi degli altri, come sempre «isolo invidiosi del sentimento che proviamo l’uno per l’altro»… beh, ecco… I due si sono conosciuti solo pochi anni fa, quando, a causa della malattina della madre, il giovane è stato affidato all’anziana. «Dal primo momento in cui l’ho visto, ho saputo che non avremmo mai avuto un rapporto nonna-nipote» afferma lei, e poi, non contenta, continua: «L’ho chiamato in camera mia e l’ho fatto sedere. Poi l’ho baciato. Mi aspettavo un’altra reazione, invece ha risposto al bacio. Per la prima volta mi sento sessualmente viva».
Il nipote chiosa, facendoci capire molte cose: «Mi sono sempre piaciute le donne più grandi e penso che lei sia bellissima». Beh Roy Parsifal non può che essere orgoglioso!

Torna nelle casa degli italiani BUD SPENCER, con la nuova serie I delitti del cuoco: il mito della nostra infanzia è un ex poliziotto che diventata cuoco ad Ischia, per rilassarsi dopo anni di lotta al male. Il burbero dal cuore d’oro, però, continuerà la carriera di braccio destro della legge, insieme al commissario-figlio Enrico Silvestrin, che diventa così ufficialmente EX sexydj di Mtv degli anni Novanta.
Non abbiate paura: Bud continuerà a tirate pugni! Ma il montaggio, come vedete nel link,  dovrà fare miracoli!

E per finire, Jovanotti sta tenendo una serie di conferenze negli Stati Uniti. Ad Harvard ha fatto il pieno. Il cantante, che ultimamente ha adottato un look da squinternato menestrello patetico, per l’America ha invece optato per una trendy-hipster camicia a quadri. Nel suo intervento parlerà di musica e – SORPRESA SORPRESA – PACE!! E infatti, nella foto, dietro di lui, campeggia Bob Marley (che come sappiamo significa: rasta, nero, colore, pace, reggae, sinistra, libertà, marijuana, concetti a casaccio intrinsechi in genere musicale ormai noioso).

Lo immagino in Aula Magna: si gratta la testa e, con lo sguardo malinconico (che ultimamente alterna agli abbracci con cui ricopre i suoi amici artisti che lo aiutono in qualche canzone umanitaria malriuscita) pone domande retoriche al pubblico. Mi prudono già le mani. Parlerà anche, approfonditamente, come nel suo stile, di diritti umani e di cancellazione del debito del Terzo Mondo: «Cattivoni, è facile: basta cancellare il debito».

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Fiammetta Cicogna. Che imbarazzo di donna. Perchè esiste?, chiediamocelo. Il pubblico non la ama. Di sicuro non è un talento, ma non è neanche uno di quei personaggi discussi, magari odiati, di cui non si riesce a fare a meno, come Belen (che io non odio), o Emanuele Filiberto. E a nessuno importa che sia stata scacciata dal Chiambretti Night, anche se lei cerca di sollevare un polverone che rimane silenzioso.

Fiammetta non si sarebbe presentata a una puntata del programma, per colpa di un volo cancellato e di un biglietto non comprato per assistere a una sfilata di Valentino.  «Non me la sarei persa neanche per il Papa», dichiara fiera e provocatrice. Fiammetta, ma chi ti si incula? «Io sono fatta così, ho sempre mille cose da fare, mille progetti da seguire».

Uno dei nuovi progetti di Fiammetta è il blog che tiene su Libero, il “quotidiano” (lo so, anche io speravo almeno nel glorioso server di posta, no… il “quotidiano”). «E tengo un mio blog sul sito del quotidiano Libero dove parlo di tutto, dalle elezioni alla moda». Da febbraio, Fiammetta ha scritto due post. Uno sulle elezioni, uno sulla moda. Anzi no, su Sanremo.

Avrei dovuto iniziare con una piccola presentazione per farmi conoscere da questo nuovo pubblico di lettori-web, per raccontare l’iter che mi ha portata a scrivere sul blog di un importante quotidiano, motivandone la scelta i come e i perché, ma si sa: il modo migliore per parlare di se stessi è il non parlarne.
Quale occasione migliore per iniziare si poteva presentare a una ragazza amante del giornalismo, nata dalla musica, lanciata sui palinsesti televisivi, con uno spirito critico ciòvane, fresco e cool?

Pensierosa e naturale Fiammetta...

Oh mio Dio! Fiammetta! Fiammetta parla e scrive – addirittura crede di sapersi destreggiare nell’uso della figura retorica chiamata “ironia” – ma non sente, intorno a sè, il continuo palpabile imbarazzo che si viene a creare. Per esempio quando si definisce «di destra, ma anche Hippy». Sì perchè Fiammetta ama la musica rock, ma anche la moda.

Torniamo al blog: il Fiammetta-pensiero su Sanremo è graffiante e originale, offre non pochi spunti di riflessione. Riassumendo: è una manifestazione di cattivo gusto che non premia i talenti e le belle canzoni, non attira un pubblico giovane, una kermesse attorno a cui girano tanti soldi, ma poca qualità. E gli abiti della Clerici erano brutti e i vincitori sono decisi a tavolino. Arguta Fiammetta, non la frega nessuno.

Ti prego, lettore alan.capelli, che hai lasciato il commento:

PAROLE SANTE FIAMMY, per fortuna che tu riesci sempre a trasformare la rabbia e la delusione che l’italia ti passa in fortissimi pezzi di giornalismo giovane. ma giovane per davvero! hai un talento anche nella scrittura. B R A V A continua così!

dimmi che sei ironico!

Secondo e ultimo pezzo, più di un mese dopo. Il titolo Ma è furbo votare contro chi ci sta sulle palle? rivela da subito una certa raffinatezza nell’uso della lingua italina. Il tono scanzonato dell’articolo non nasconde però la certa rabbia per quello che accade in Italia, dove i cittadini sono rei, in tempo di elezioni, di non informarsi sui programmi elettorali, ma semplicemente di “votare contro” il candidato che detestano. Fiammetta ascolta le riflessioni della gente («ho le capacità o la chioma bionda per far parlare chiunque») e va di marchetta: «Ci hanno visto lungo i quotidiani Libero e Il Fatto dedicando le rispettive prime pagine al “voto contro di loro” e al “voto contro di lui”»

Ma il finale è roboante:

Nessuna sana differenza tra il bene e il male, tra il lercio ed il pulito, tra la gavetta [!!!!!! , ndr] e i paracadutati dall’alto. Io stessa sono molto perplessa, ma da inguaribile amante dell’essere umano e convinta sostenitrice della presenza di un po’ di DNA del dimenticato zio Abele in ognuno di noi, continuo sulla strada della buona fede e del “non potrà piovere per sempre”…Positiva?! Molto positiva…forse troppo positiva!

Non capisco!
E lo strazio e l’imbarazzo – che Fiammetta, diciamocelo, si porta dietro – continuano sotto, nei commenti: il fato vuole che, per un errore del sito di Libero, i pensieri dei fan si alternino a post inviati dai lettori per commentare altri articoli del “quotidiano”, a commenti intestati a Filippo Facci, a lamentele della stessa Fiammetta, che, turbata, fa notare come il suo «dare il LA» per la riflessione politica non porti ad alcuna discussione contruttiva, e ad altri spunti troppo tecnici e farciti di dati e numeri troppo tecnici a cui lei non sa rispondere. Ancora imbarazzo. Fiammetta.

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Alcuni brevi spunti di riflessione, forse retorici e sicuramente BANALI. Ma ho bisogno di sfogarmi. E questo blog è mio. Dopo, un gioco divertente.

I due Eroi della Lega: Roberto Cota e Alberto da Giussano. E non provate a dire che non sapete chi è quest'ultimo...

  • La regione ha deciso. Vorrei aggiungermi al gruppo di Facebook Cota non è il mio Presidente. Ma come faccio? La democrazia ha fatto il suo corso, la maggioranza ha vinto e l’unica soluzione è andarsene dal Piemonte. Voglio solo aspettare, per vedere un leghista festeggiare i 150 Anni di Unità dell’Italia.
  • Basta con questo suffragio universale. Ci vuole un discrimine. In fondo è una parola che tanto piace ai leghisti. E come discrimine propongo: l’ignoranza della gente. Mettiamo un test che dà accesso alla propria scheda elettorale. Domande semplici, di conoscenza base di storia, geografia ed educazione civica. Es.:  ≪Quanti membri ha il senato?≫, ≪Quante province conta la tua regione e chi è il Presidente della tua provincia?≫, ≪A cosa serve il Parlamento?≫, ≪Chi è il Presidente della Repubblica?≫. Ognuno di noi sarebbe costretto a un ripassino, sempre utile. Purtroppo questo test non lo fanno neanche per la consegna dal badge parlamentare (ok, è una battuta scontata, e allora?).
  • Non dico queste cose come una di sinistra che insulta gratuitamente la destra. NO. Anzi, avrei una domanda un po’ più difficile: non c’è nessuno di destra a cui questa politica di destra fa schifo? Là fuori, so che ci siete. Sia tra gli elettori, sia tra i politici. E allora gridate cazzo, per la vostra dignità.
  • Possibile che l’ultimo ad averlo fatto sia stato Scalfaro (il cui video del famoso ≪Non ci sto≫ manco si ritrova su Youtube, se non manipolato da qualche buontempone che si diverte a inserire scorregge nel montaggio – wow, manco il mio umorismo arriva a tanto)?
  • Ieri il mio amico Ale mi ha fatto pensare ai tempi di Don Camillo e Peppone, metafora del vecchio teatro politico. Un teatro in cui ognuno combatteva per le sue Idee . Idee riconoscibili in quanto tali persino dall’avversario in quanto avversario. Incredibile.
  • Mi hanno rubato il colore preferito, il verde.

    Il virilissimo e soprattutto padanissimo Raz Degan nelle vesti di Alberto da Giussano

  • Una volta per sentirsi virili, ci si comprava la macchina grande, la moto. Ora si vota Lega. Il mondo, ormai, è difficile da capire, ha troppe sfumature. La Lega, così come il ministero con la m minuscola di Calderoli, semplifica.
  • E giusto per semplificare e per sbandierare virilità, Cota ha già ribadito più volte che revocherà i fondi per il gaypride.
  • Ma Cota è per la difesa della vita – disse prima di massacrare i NoTav – e per questo le pillole RU486 ordinate dalla precedente giunta rimarranno in magazzino. Caro, ma la Lega, agli albori, non si vantava di non essere serva della Chiesa? Almeno quello, dai, dai…
  • Cosa dovevano ancora fare Pdl e Lega per perdere credibilità agli occhi dei cittadini (con la c minuscola)? Ah, no, giusto. Era tutto un complotto.
  • Non vedo l’ora di leggere i libri di storia che usciranno tra 50 anni.

Ora però voglio proporre un GIOCO. Anche questo costruito BANALMENTE, superficialmente. Lo dedico a chi ha votato il Carroccio e s’intitola GIOCHIAMO ALLA LEGA. Giusto per allenarci ai prossimi anni.

Scopo del gioco – ironico, ma crudele – è trovare l’intruso, l’infiltrato. Io faccio il giudice.

Cari amici meridionali che avete votato Lega (o alleati), grazie! Avete aiutato la depurazione del Piemonte, ma non sapete che le prime vittime siete voi. Nella mia memoria di bambina cresciuta in un piccolo paesino

Bagnuma 'nt l'oli tùit ansema

piemontese, quanti insulti sul vostro conto! Voi terroni, napuli, scansafatiche, arrivati a rubare il lavoro. Guai se una ragazza portava a casa il fidanzato del Sud, o viveversa. Meno male che il padre, facendo pronunciare allo straniero la frase Dui puvrun bagna’ ‘nt l’oli lo fregava subito. Poi sono arrivati gli albanesi e ci siamo distratti.
Cosa dite, che in questi anni avete conquistato il vostro posto, vi siete dati da fare? Non mi sembra. Infatti, nei circoli e circuiti strattamente piemontesi si parla ancora di quanto voi siate “diversi”. E poi avete macchiato la Nostra società civile con i vostri usi e costumi barbari: gli orecchini d’oro a cerchio con lo smalto, i buchi alle orecchie nelle bambine neonate, e negli anni Novanta avete inaugurato le frangette maschili ossigenate. E poi la puzza di melanzana fritta sui pianerottoli, a ogni ora… E poi, cari, è anni che siete qui. Possibile che non siate ancora in grado di parlare con un accento corretto, decente? Dite che non esiste un accento “corretto”? Beh, qui si parla il Nostro. E basta infestare la nostra lingua con parole come “minchia“!

Ah, voi veneti. Non pensiate di rimanere illesi. Prima dei meridionali siete arrivati voi. Sicuramente sarete d’accordo con il gioco, visto che i vostri corregionali hanno portato il ministro Zaia al potere, come era naturale, anche se un pettegolezzo trevigiano lo vuole, negli anni Ottanta, famoso spacciatore di pasticche alla discoteca Manhattan di TV. Sicuramente, se fosse vero, sarebbero state pasticche Made in Italy, non contraffatte, giusto per difendere l’agroalimentare italiano. Ma torniamo a noi. Cari veneti. Ricordo aneddoti dei nonni piemontesi che raccontavano quanto foste “strani”, appena arrivati. Nella mente ne ho uno in particolare, che narra di come schiacciavate le nocciole con un martello. Ma chi ha mai visto, trogloditi! E poi, quella vostra impossibilità di distinguere le consonanti doppie da quelle semplici… Tornatevene a casa.

Tornatevene a casa, cuneesi!

Ok, ora però bisogna tirare le somme, per bene. Voi vercellesi. Alle orecchie di noi Torinesi il vostro accento suona veramente ignorante, volgare. Tornate nelle campagne, per Dio! E… cuneesi… la vostra Granda offre abbastanza spazio vitale per voi, il vostro gozzo, il vostro mento enorme. Tornate là a sprecare la luce.

Quanto a me, lo ammetto, con i miei imbarazzanti provincialismi sto intaccando Torino, mio attuale domicilio. Devo tornare a Cavagnolo e, più precisamente, a Casa Mosso Alto.

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Silvia Valerio, la coraggiosa. Silvia Valerio, la provocatrice. Silvia Valerio non le manda a dire a nessuno! Silvia Valerio ha un fisico nella norma e ammicca.

Coraggiosa scrittrice diciottenne, la smaliziata ma birichina Silvia è balzata agli onori delle cronache questa settimana  per la pubblicazione del sua opera prima, C’era una volta un presidente. Ius primae noctis.

Silvia è una vera provocratrice, e visto che Dio (o anche Allah in questo caso) li fa e poi li accoppia, vorrebbe al suo fianco un uomo della sua stessa specie e, precisamente, Mahmud Ahmadinejad. Il presidente iraniano, famoso per lo strabismo di venere e per scegliere i vestiti sempre un po’ più grandi di quella che sarebbe la sua taglia, è l’unico esempio di Uomino con la U maiuscola rimasto sulla faccia della terra. Un vero personaggio scomodo, altro che Fabrizio Corona!

Mahmud ha, dalla sua, il fatto che è «un eretico del nostro tempo. Nega l’olocausto [e per questo mi ispiri sesso in modo assurdo, certo, ndr]; pensa di usare l’atomica; mette a tacere l’opposizione; minaccia l’America». Inoltre, aggiungo io, è nato il 28 ottobre: scorpione, bravissimo a letto! Un vero maschio, che, con quella marcia in più che gli fa impedire alle donne di «sentirsi il vento tra i capelli», sarà senz’altro in grado di dominare la nostra vergine auto-sacrificale.

Quella di Silvia è una decisione (di buon gusto), presa dopo aver maturato le esperienze (di petting, deduco) che racconta nel suo diario, incontri sciapi e avventure insapore in cui inciampa nel corso dell’estenuate ricerca tra i meandri di quella che è la «straordinaria commedia umana che è la società contemporanea».

L’indomito re, l’unico – insieme a Fabrizio Corona, torno a precisare – che si comporta in modo che va «oltre le solite politiche di equilibrio» è il lanciatore di coltelli in una politica in un circo dove tutti sono solo clown, per questo ha il diritto, come suggerisce il titolo del romanzo, di cogliere per primo il frutto delle vergini compiacenti. Solo, però, di quelle che hanno il coraggio di guardare in faccia alla realtà. Sì, perchè come sottolinea l’avventente ma alfabetizzata Silvia, una donna deve avere l’onestà di ammettere che «l’emancipazione è solo una fatica in più», un’inutile illusione dopo anni in cui la donna è stata un mero strumento di pubblicità da parte dei detentori del potere. Per questo la coraggiosa pulzella ha corredato il sito di foto che la ritraggono leggere, con una sensualità tutta “particolare” emanata da scarpe che persino da Pittarello – La Città della Calzatura di Settimo Torinese rifiuterebbero di esporre.

La Bella (nella norma) Addormentata (imenemente parlando) sadomanso, ci tiene a precisare che non parla a vanvera, e sul suo sito sottolinea – soprattutto attraverso le foto – come la sua scrittura sia un’evasione dal mondo che la circonda,  un universo troppo culturalmente – e sensualmente e mascolinamente – mediocre per il suo calibro:

Silvia Valerio
Scende portata dalla cicogna circa diciotto anni fa, e ama subito le storie di fate e le leggende greche.
Inizia un quaderno di poesie infantili molto convinte e ci affianca un più intonato divertissement satirico [il Bagaglino? ndr] [no, comunque io questa frase non l’ho capita. ndr] .
Lascia temporaneamente queste graziose occupazioni per dedicarsi alle cose più serie che le riserva la (d)istruzione [inedito gioco di parole! ndr] primaria.
Va al liceo classico, credendo di respirare l’aria di Atene, o per lo meno quella di Tebe [lei sì che conosce la Grecia antica! ndr].
Ingenua [stoccata asciutta e decisa all’accademismo contemporaneo! ndr].
Adesso ha ripreso le occupazioni originarie [quali? cosa? ndr]e nel tempo libero pratica antropologia, cura il proprio hortus conclusus [mirabolante definizione latina! questa donna ha un editor, o perlomeno un consigliere? ndr], e ha una collezione di disincanti.


Il suo libro è stato plaudito dall’altrettanto coraggioso Marcello Veneziani, penna de Il Giornale, membro del Consiglio di Amministrazione della RAI  durante la XIV Legislatura (Governo Berlusconi II e III) e membro del Consiglio di Amministrazione di Cinecittà, che lo ha definito, in un coraggioso esercizio di parole in libertà «Verginità e trasgressione: il miracolo di vita [???, ndr], scrittura e ribellione [de che?, ndr] di una ragazza neanche ventenne».

L’opera è edita da Vallecchi Editore, il cui sito suggerisce di acquistare, se il libro della Valerio è di nostro gradimento, anche Galileo Galilei e l’Universo dei suoi libri, Cioccolata squisita gentilezza, Il diario del futurismo e Manifesto della destra divina.

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Domenica Cinque riesce a sconvolgere persino me. Finchè si limita a dare lezioni di vita attraverso i personaggi del GF, tutto bene, sono parte della  fiction. Quando arriva Meluzzi a commentare, la faccenda si aggrava, sia per il suo avvincente mix di bigottaggine e viscidume assoluto, sia perchè se si conoscesse meglio la storia di quest’uomo, tutta la sua morale (cito, giusto per dirne una: «spero di poter abbracciare Morgan e aiutarlo in tutti i modi […]. E se la Rai dovesse portarlo a Sanremo, credo che sarà legittimo proclamare uno sciopero del canone») assumerebbe un colore ancora più marrone.

[Su Alessandro Meluzzi, massone, ex-senatore forzista, portavoce del pedofilissimo e mafiosissimo Don Gelmini, fondatore di pseudo-case di cura speculative sparse per le colline piemontesi, affidate a prestanome pluri-indagati e colpevoli di bancarotta la cui filosofia assistenziale si basa sull’abuso di calmanti, bisognerebbe aprire un capitolo a parte, che non sarebbe in tono con questo blog. Mi limito, per chi volesse, a questo e questo.]

Ma si va oltre: entra in scena Alessandro Marcolin. Barbara D’Urso, già commossa, spiega che Alessandro era un broker che guadagnava tantissimo, che un giorno ha ricevuto un’illuminazione, e ha scelto la vita del clochard (e qui si marca tutto con pronuncia franscese). Il barbone ha la barba lunga e spiega che era borghese a casa di amici borghesi, quando alla tv hanno mostrato un documentario sui bambini africani, somali, «quelli con le mosche intorno» (parole sue), e allora lì ha capito che la vita ha un senso che va ricercato. Schifato dai suoi amici pieni di belle parole, ma che mai avrebbero fatto qualcosa per quelle creature, decide di diventare un senzatetto. Il ragionamento non fa una piega.

Alessandro lascia lavoro, casa, averi, moglie e figlie («non devo spiegare niente a nessuno»), e diventa un clochard (attention à la pronunciation), ma non uno qualunque: veste i panni del buon samaritano, per aiutare e incoraggiare gli altri barboni. Come? Spiegando a loro e alla gente che «bisogna trovare il senso della vita», «oggi non pensa più nessuno», «bisogna fermarsi ad ascoltare».

Alessandro dorme alla stazione di Milano Lambrate e si sveglia presto per dedicarsi all’igiene: come ama spiegare agli altri senzatetto, bisogna sempre essere «puliti e lavati» e scegliere dal guadaroba Caritas i vestiti migliori («Veste scarpe Tod’s e cappotti Loro Piana»). E guai ai barboni che non si lavano: lui, a quelli, manco si avvicina, così rimangono freschi, senza spiegazioni sul senso della vita (per lui un tormentone), su come trascendere. Sì, perchè Barbara D’Urso ricorda che Alessandro viene chiamato – da tutti, clochard e non – “Il Filosofo” (nomignolo che non sarà per niente ironico, no no…).

Arriva poi il momento della colazione, e qui Alessandro si bulla raccontando come deve dire basta, perchè tutti fanno a gara per offrirgli il caffè, perchè lui è saggio (immagino i pendolari del mattino che fanno a gara a comprargli brioche e cappuccino – «Il mio regionale per Rho-Fiera Milano sta per partire, ma ti prego filosofo-clochard, prendi il cornetto alla marmellata». «No! Prendi il mio saccottino al cioccolato, e ti prego, dicevi sul senso della vita? Ti prego, interessante, continua…»), e dopo sette caffè, gli dispiace quasi rifiutare, per non offendere nessuno. Ricorda comunque, ancora una volta, che ama occuparsi di trascendenza spirituale, è quasi un asceta: «Il cibo non è la mia ossessione».

Barbara D’Urso sorride, ma nei suoi occhi lucidi c’è commozione, di fronte a tanta vitalità e allo stesso tempo sofferenza. Sofferenza che Alessandro, con grande dignità, mai nomina, neanche un cenno (mumble mumble).

Intervistare Alessandro è come sfogliare il Manuale del Guerriero della Luce di Paulo Coelho: si ha a che fare con frasi a caso in cui si mischiano parole ricorrenti a cui dare significato metafisico: senso, vita, trascendere, spirito, valore, cappuccino, bar, igiene, riflessione.
Barbare tiene a precisare che il nostro amico clochard è un intellettuale, un uomo forbito, ed è vero, visto che parla di senso della vita, spiegando che è «importante cercare il senso della vita», in modo da trovare «il senso della vita». Concetti densi e pregni.

Siamo quasi ai livelli di Paolo Berry, quando nei suoi servizi a Le Iene, dopo aver raccontato ogni genere di tristezza biografica, batteva il cinque a senzatetto, drogati, e malati terminali di Aids, quasi per dire «Grande, vai così, ti sto dando voce, e ti dò pure il cinque perchè non ti considero diverso, anzi, sono trendy e spontaneo».

Dopo una veloce panoramica sul pubblico (quello che considera i gay un’anomalia, ma che applaude quando le sexy Sara&Veronica del GF lesbicano, «vedi che quello che dicono nei porno sulle lesbiche è vero? E vanno pure con gli uomini, non sono malate!»), Barbara, con un sorriso carico di gratitudine, sottovoce, la voce strozzata dalle lacrime – che sembrano pericolosamente vere – ringrazia il clochard per la «lezione di vita» regalata a tutti noi e gli chiede di tornare presto, per fornirci altri nuovi spunti di riflessione.

«Certo!» Risponde lui.

Occhio al catering, non me lo fate ingrassare!

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Bcool, un city magazine che rivela gli spot più trendy nelle città più dinamiche, i segreti per essere al passo con i tempi e con i luoghi. Bcool, con le sue foto patinate e i grandi spazi bianchi ai margini della pagina che fanno molto «ehi, ci affidiamo a dei designer per il nostro free press» è un format disponibile in diverse versioni: Torino, Milano, Roma, Firenze, Coste, Montagne, New York, Miami.

Glamorous pubblicità si alternano a consigli su dove bere, mangiare e comprare e a interviste a personaggi più o meno rappresentativi della scena culturale della città in questione (o della montagna, o della costa…).

Ma a Torino, insieme ai nostri cugini milanesi, siamo i più fortunelli: sì sì, perchè noi abbiamo la rubrica If I was an It Girl. Autrice: Elena Barolo! Sì, lei… Velina, Centovetrine, 7 Vite

Nel suo spazio la biondina “tuttopepe”  dovrebbe raccontare la città vista dai suoi occhi trendy ma originali, patinati ma freschi, da vera ItGirl capace di creare e dettare moda. Una scusa, ovvio, per fare marchetta a prestigiose boutique, hotel 5 stelle e ristoranti (ed è giusto, essendo Bcool un free press che non vive di sola aria e design “fresco e innovativo“).

Partiamo da Torino, città natale dell’autrice.

La scena si apre con la protagonista che sfreccia in 500 per le strade del centro, ascoltando Lady Gaga, e pensando all’ultima puntata di Gossip Girl [dalle prime righe già nominate invano due icone, grr]: la Barolo tiene a sottolineare che lei non aspetta che le puntate del telefilm vadano in onda in Italia: guarda direttamente quelle trasmesse negli Usa. Wow, originalissima, una dei pochi a farlo.

Ma andiamo avanti: il primo colpo di scena, per il quale è giusto spendere parole: come Lady Gaga in GG, anche lei veste quel freshly bunanima di Alexander McQueen. E ci descrive con abile minuzia il suo look. Interessante. Sulla scena abbinamenti “nuovi”, abiti pescati in luoghi unici e un po’ particolari, che solo lei, da buona torinese, può conoscere: Piazza San Carlo, Via Roma… grazie Elena che dividi con noi i segreti della tua città.

La Barolo, poi, passa davanti al Golden Palace Hotel, dove c’è la sua spa preferita (che si fottano i fumi e i sapori dell’hammam di via Fiochetto!). Ma il tocco di genio arriva quando l’autrice descrive i suoi anni da liceale, quelli in cui sperava di scampare alle interrogazioni di greco (originale anche in questo), perchè il pomeriggio passava troppo tempo da Armani (un piccola e particolare boutique tipica di Torino) a fare spese pazze per «trovare i look più giusti per le feste del liceo». Eh? Ma tu a Gossip Girl ci credi veramente! [Forse la mia è invidia, ai tempi ero ancora schiava delle mie sopracciglia.]

Alla fine di questa pagina di diario, la nostra emancipata giovane donna in carriera deve correre nella pescheria più cool di Torino (che sta di fianco al cinema porno di via Sacchi, per intenderci): non può sfigurare a cena, perchè arrivano gli amici dalla Sardegna (mica dal Molise o dalla Valle d’Aosta…)!

Uno sguardo trasversale su Torino, lo definirei. Grazie Elena Barolo e grazie Bcool, ora sì che conosco di più la mia città.

Zompiamo ora a Milano: qui la cronista più traslucida che patinata vuole descrivere una ragazza alla mano, dando voce a una persona vera, a una di quelle figure che popolano la quotidianità e a cui troppe poche volte viene dato spazio: la giovane stagista che, nonostante il duro lavoro di ogni giorno, vuole comunque vivere la realtà meneghina in tutti i suoi aspetti più autentici e originali.

La nostra reporter diventa dunque una ragazza che si alza alle 7: dura la vita, la protagonista si deve preparare e volare a una sfilata sulla quale dovrà poi scrivere un pezzo. L’ansia, però, riguarda solo il look da adottare (e qui altra descrizione dettagliata di abiti, accessori e marche/marchette – comunque no Sig.na Barolo, lei non è il nuovo guru della moda): come ogni stagista, infatti, Elena (o meglio, il suo io narrativo) aspetta l’autista dell’azienda per cui lavora, il quale l’accompagnerà al lavoro. La protagonista, in anticipo di due minuti sulla tabella di marcia, non solo ha tempo di definire il suo look «perfetto», ma fantastica anche sull’accessorio che – da buona stagista – si potrà regalare grazie al prossimo stipendio: l’immancabile tronchetto-bustier di De Louboutin.

Bloccata nel traffico, inoltre, la protagonista ci regala un segreto, «la regola numero uno del fashion system»: a una sfilata non è lei, stagista-pseudo-giornalista, a essere la star: è la collezione! Una chicca solo per noi lettori di Bcool!

Giusto in tempo di sedersi al fianco della stampa internazionale, di descrivere Anna Wintour in un modo veramente inedito («la donna che decide cos’è In e cos’è Out») e di guardare con occhio critico e da intenditrice allo stilista di turno, Elena è già in un originalissimo superhotel ad aspettare la sua «best friend» (cazzo, best friend no! best friend no!!) per andare alla spa e alla champagnerie, alla faccia dell’articolo da scrivere così in fretta da necessitare un autista.

Ma la chicca arriva al fondo del reportage, in cui la bella Barolo chiosa con un «Bella, la vita della stagista!».

[Insulti]

[Altri insulti]

E io non posso che chiosare con un «Accattivante, la scrittura di Elena Barolo!».

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