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Posts Tagged ‘Fatte ‘na vita’

Silvia Valerio, la coraggiosa. Silvia Valerio, la provocatrice. Silvia Valerio non le manda a dire a nessuno! Silvia Valerio ha un fisico nella norma e ammicca.

Coraggiosa scrittrice diciottenne, la smaliziata ma birichina Silvia è balzata agli onori delle cronache questa settimana  per la pubblicazione del sua opera prima, C’era una volta un presidente. Ius primae noctis.

Silvia è una vera provocratrice, e visto che Dio (o anche Allah in questo caso) li fa e poi li accoppia, vorrebbe al suo fianco un uomo della sua stessa specie e, precisamente, Mahmud Ahmadinejad. Il presidente iraniano, famoso per lo strabismo di venere e per scegliere i vestiti sempre un po’ più grandi di quella che sarebbe la sua taglia, è l’unico esempio di Uomino con la U maiuscola rimasto sulla faccia della terra. Un vero personaggio scomodo, altro che Fabrizio Corona!

Mahmud ha, dalla sua, il fatto che è «un eretico del nostro tempo. Nega l’olocausto [e per questo mi ispiri sesso in modo assurdo, certo, ndr]; pensa di usare l’atomica; mette a tacere l’opposizione; minaccia l’America». Inoltre, aggiungo io, è nato il 28 ottobre: scorpione, bravissimo a letto! Un vero maschio, che, con quella marcia in più che gli fa impedire alle donne di «sentirsi il vento tra i capelli», sarà senz’altro in grado di dominare la nostra vergine auto-sacrificale.

Quella di Silvia è una decisione (di buon gusto), presa dopo aver maturato le esperienze (di petting, deduco) che racconta nel suo diario, incontri sciapi e avventure insapore in cui inciampa nel corso dell’estenuate ricerca tra i meandri di quella che è la «straordinaria commedia umana che è la società contemporanea».

L’indomito re, l’unico – insieme a Fabrizio Corona, torno a precisare – che si comporta in modo che va «oltre le solite politiche di equilibrio» è il lanciatore di coltelli in una politica in un circo dove tutti sono solo clown, per questo ha il diritto, come suggerisce il titolo del romanzo, di cogliere per primo il frutto delle vergini compiacenti. Solo, però, di quelle che hanno il coraggio di guardare in faccia alla realtà. Sì, perchè come sottolinea l’avventente ma alfabetizzata Silvia, una donna deve avere l’onestà di ammettere che «l’emancipazione è solo una fatica in più», un’inutile illusione dopo anni in cui la donna è stata un mero strumento di pubblicità da parte dei detentori del potere. Per questo la coraggiosa pulzella ha corredato il sito di foto che la ritraggono leggere, con una sensualità tutta “particolare” emanata da scarpe che persino da Pittarello – La Città della Calzatura di Settimo Torinese rifiuterebbero di esporre.

La Bella (nella norma) Addormentata (imenemente parlando) sadomanso, ci tiene a precisare che non parla a vanvera, e sul suo sito sottolinea – soprattutto attraverso le foto – come la sua scrittura sia un’evasione dal mondo che la circonda,  un universo troppo culturalmente – e sensualmente e mascolinamente – mediocre per il suo calibro:

Silvia Valerio
Scende portata dalla cicogna circa diciotto anni fa, e ama subito le storie di fate e le leggende greche.
Inizia un quaderno di poesie infantili molto convinte e ci affianca un più intonato divertissement satirico [il Bagaglino? ndr] [no, comunque io questa frase non l’ho capita. ndr] .
Lascia temporaneamente queste graziose occupazioni per dedicarsi alle cose più serie che le riserva la (d)istruzione [inedito gioco di parole! ndr] primaria.
Va al liceo classico, credendo di respirare l’aria di Atene, o per lo meno quella di Tebe [lei sì che conosce la Grecia antica! ndr].
Ingenua [stoccata asciutta e decisa all’accademismo contemporaneo! ndr].
Adesso ha ripreso le occupazioni originarie [quali? cosa? ndr]e nel tempo libero pratica antropologia, cura il proprio hortus conclusus [mirabolante definizione latina! questa donna ha un editor, o perlomeno un consigliere? ndr], e ha una collezione di disincanti.


Il suo libro è stato plaudito dall’altrettanto coraggioso Marcello Veneziani, penna de Il Giornale, membro del Consiglio di Amministrazione della RAI  durante la XIV Legislatura (Governo Berlusconi II e III) e membro del Consiglio di Amministrazione di Cinecittà, che lo ha definito, in un coraggioso esercizio di parole in libertà «Verginità e trasgressione: il miracolo di vita [???, ndr], scrittura e ribellione [de che?, ndr] di una ragazza neanche ventenne».

L’opera è edita da Vallecchi Editore, il cui sito suggerisce di acquistare, se il libro della Valerio è di nostro gradimento, anche Galileo Galilei e l’Universo dei suoi libri, Cioccolata squisita gentilezza, Il diario del futurismo e Manifesto della destra divina.

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Bcool, un city magazine che rivela gli spot più trendy nelle città più dinamiche, i segreti per essere al passo con i tempi e con i luoghi. Bcool, con le sue foto patinate e i grandi spazi bianchi ai margini della pagina che fanno molto «ehi, ci affidiamo a dei designer per il nostro free press» è un format disponibile in diverse versioni: Torino, Milano, Roma, Firenze, Coste, Montagne, New York, Miami.

Glamorous pubblicità si alternano a consigli su dove bere, mangiare e comprare e a interviste a personaggi più o meno rappresentativi della scena culturale della città in questione (o della montagna, o della costa…).

Ma a Torino, insieme ai nostri cugini milanesi, siamo i più fortunelli: sì sì, perchè noi abbiamo la rubrica If I was an It Girl. Autrice: Elena Barolo! Sì, lei… Velina, Centovetrine, 7 Vite

Nel suo spazio la biondina “tuttopepe”  dovrebbe raccontare la città vista dai suoi occhi trendy ma originali, patinati ma freschi, da vera ItGirl capace di creare e dettare moda. Una scusa, ovvio, per fare marchetta a prestigiose boutique, hotel 5 stelle e ristoranti (ed è giusto, essendo Bcool un free press che non vive di sola aria e design “fresco e innovativo“).

Partiamo da Torino, città natale dell’autrice.

La scena si apre con la protagonista che sfreccia in 500 per le strade del centro, ascoltando Lady Gaga, e pensando all’ultima puntata di Gossip Girl [dalle prime righe già nominate invano due icone, grr]: la Barolo tiene a sottolineare che lei non aspetta che le puntate del telefilm vadano in onda in Italia: guarda direttamente quelle trasmesse negli Usa. Wow, originalissima, una dei pochi a farlo.

Ma andiamo avanti: il primo colpo di scena, per il quale è giusto spendere parole: come Lady Gaga in GG, anche lei veste quel freshly bunanima di Alexander McQueen. E ci descrive con abile minuzia il suo look. Interessante. Sulla scena abbinamenti “nuovi”, abiti pescati in luoghi unici e un po’ particolari, che solo lei, da buona torinese, può conoscere: Piazza San Carlo, Via Roma… grazie Elena che dividi con noi i segreti della tua città.

La Barolo, poi, passa davanti al Golden Palace Hotel, dove c’è la sua spa preferita (che si fottano i fumi e i sapori dell’hammam di via Fiochetto!). Ma il tocco di genio arriva quando l’autrice descrive i suoi anni da liceale, quelli in cui sperava di scampare alle interrogazioni di greco (originale anche in questo), perchè il pomeriggio passava troppo tempo da Armani (un piccola e particolare boutique tipica di Torino) a fare spese pazze per «trovare i look più giusti per le feste del liceo». Eh? Ma tu a Gossip Girl ci credi veramente! [Forse la mia è invidia, ai tempi ero ancora schiava delle mie sopracciglia.]

Alla fine di questa pagina di diario, la nostra emancipata giovane donna in carriera deve correre nella pescheria più cool di Torino (che sta di fianco al cinema porno di via Sacchi, per intenderci): non può sfigurare a cena, perchè arrivano gli amici dalla Sardegna (mica dal Molise o dalla Valle d’Aosta…)!

Uno sguardo trasversale su Torino, lo definirei. Grazie Elena Barolo e grazie Bcool, ora sì che conosco di più la mia città.

Zompiamo ora a Milano: qui la cronista più traslucida che patinata vuole descrivere una ragazza alla mano, dando voce a una persona vera, a una di quelle figure che popolano la quotidianità e a cui troppe poche volte viene dato spazio: la giovane stagista che, nonostante il duro lavoro di ogni giorno, vuole comunque vivere la realtà meneghina in tutti i suoi aspetti più autentici e originali.

La nostra reporter diventa dunque una ragazza che si alza alle 7: dura la vita, la protagonista si deve preparare e volare a una sfilata sulla quale dovrà poi scrivere un pezzo. L’ansia, però, riguarda solo il look da adottare (e qui altra descrizione dettagliata di abiti, accessori e marche/marchette – comunque no Sig.na Barolo, lei non è il nuovo guru della moda): come ogni stagista, infatti, Elena (o meglio, il suo io narrativo) aspetta l’autista dell’azienda per cui lavora, il quale l’accompagnerà al lavoro. La protagonista, in anticipo di due minuti sulla tabella di marcia, non solo ha tempo di definire il suo look «perfetto», ma fantastica anche sull’accessorio che – da buona stagista – si potrà regalare grazie al prossimo stipendio: l’immancabile tronchetto-bustier di De Louboutin.

Bloccata nel traffico, inoltre, la protagonista ci regala un segreto, «la regola numero uno del fashion system»: a una sfilata non è lei, stagista-pseudo-giornalista, a essere la star: è la collezione! Una chicca solo per noi lettori di Bcool!

Giusto in tempo di sedersi al fianco della stampa internazionale, di descrivere Anna Wintour in un modo veramente inedito («la donna che decide cos’è In e cos’è Out») e di guardare con occhio critico e da intenditrice allo stilista di turno, Elena è già in un originalissimo superhotel ad aspettare la sua «best friend» (cazzo, best friend no! best friend no!!) per andare alla spa e alla champagnerie, alla faccia dell’articolo da scrivere così in fretta da necessitare un autista.

Ma la chicca arriva al fondo del reportage, in cui la bella Barolo chiosa con un «Bella, la vita della stagista!».

[Insulti]

[Altri insulti]

E io non posso che chiosare con un «Accattivante, la scrittura di Elena Barolo!».

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L’altra sera a cena si parlava della gravidanza isterica della gallina di Giulia, che covava pietre. Giulia, in questo momento, ha una gravidanza isterica per la sua tesi. Anzi, una gravidanza effettiva con bibliografia isterica. Ma domani partorirà.

In tutto questo, ho avuto un’illuminazione: e se quella di Maria – e con Maria intendo la Madonna – fosse stata una gravidanza isterica? [a proposito, lo sapete che con Immacolata Concezione non si intende il concepimento by Maria di Gesù, ma il concepimento by Anna (madre di Maria, della stessa Maria)? è giusto rispolverare un po’ di dottrina xtiana!].

Siamo dunque arrivati a parlare dei segreti che dà la Madonna, da quelli di Fatima, ai messaggi (msg) di Medjugorje.

Da qui, vorrei dare alcuni spunti di riflessione, che ognuno potrà poi trattare a proprio piacimento.

– I messaggi sono un po’ troppo vaghi, banalotti e noiosi da leggere. Ma anche difficili da imparare a memoria! Bravi pastorelli!

– La Madonna è di destra: sputa sentenze contro la rivoluzione russa! Dice che è un pericolo per la fede. E il consumismo (che io comunque adoro), no?

– La Madonna è eurocentrica (by le mie due coinquiline antropologhe): perchè fa sempre riferimento a guerre e fatti storici che riguardano solo il fronte occidentale?

– La Madonna ha avuto una gravidanza isterica?

– La Madonna e Gesù sono figure postmoderne. La loro relazione padre-madre-figlio-madre-padre ricalca perfettamente il mitico, intramontabile nastro di Moebius… E quanto ispirerebbe le tematiche del romanzo postmoderno, la frammentazione, il retelling, le nuove categorie sociali e di genere…

Che paura se ti appare la Madonna! Io comincerei ad accucciarmi e a tapparmi le orecchie con fare istericompulsivo gridando «no no no, non ci provare! occazzo! shh! shh! dai, vattene, basta!». Poi associo tutto al tremolio del film in bianco e nero, che già di per sè mette timore. Il famoso TimorTremor. Sì. ahaha.

– E Marcellino Pane&Vino? Ma quanti di noi ha traumatizzato? «Ti addormenterò io, vieni… dormi Marcellino!». Il vero Gesù avrebbe detto «Vai, Marcellino! Là fuori c’è il mondo! Fatte ‘na vita, e stai lontano da Frà Saponetta!». Quello in soffitta non era Gesù, era il demonio!

– Perchè vietano ai minori film come L’Esorcista, Paranormal Activity ecc, ma non Marcellino Pane&Vino (soprattutto), Bernadette e Nostra Signora di Fatima, che fanno paura? Con tutti questi bambini che muoiono o vengono isolati dal mondo, senza motivo… unici amici: Gesù in versione killer o la Madonna (ci si becca il prossimo mese che ti dò un msg).

Marco Columbro ha rivelato il terzo segreto di Fatima. Secondo lui il msg «…altri Miei figli venuti dal Cosmo, edificheranno, costruiranno il nuovo mondo, nel quale il male e il peccato mai più esisteranno, perchè in perfetta armonia con il Regno dei Cieli. Verranno altri Miei figli dall’Universo, per educare in armonia vibrazionale le vostre menti oggi allucinate…» coinciderà con il 2012 (perversione sessuale di Giacobbo). Columbro spiega, infatti, in un’intervista a La Gazzetta dello Sport (9 luglio 2008)

Quello che noi chiamiamo “mondo” è composto di tre parti. Sotto il suolo terrestre c’è un popolo a noi sconosciuto: sono quegli umani che milioni di anni fa vi si rifugiarono inseguito a un’esplosione atomica, la stessa che sommerse il regno di Atlantide.

Sotto terra questi rifugiati ricrearono artificialmente il nostro habitat, usando la loro tecnologia, già molto evoluta, per ricreare sole, mare e laghi come all’esterno della crosta terrestre: nel 2012 ci ricongiungeremo anche con loro. Poi ci siamo noi, l’umanità che conosciamo. E sopra di noi, nell’universo, i siriani, una razza extraterrestre, che da sempre ci aiutano mandandoci messaggi.

Columbro afferma inoltre di avere avuto un incontro ravvicinato con gli UFO: «Ho avuto un incontro a New York, dopo un convegno di ufologia, nel cielo sopra la 54a strada, ho visto una luce sferica enorme, poi sono diventate tre e hanno formato un triangolo. E si sono messe a ruotare. Erano loro, ci salutavano».

Meglio loro della Madonna. Penso facciano meno paura. Consiglio comunque, da youtube, un intervento di Marco Columbro a L’Italia sul 2, dove persino l’ignobile “psicologo” Alessandro Meluzzi lo guarda con tenerezza e ironia.

– Altro giro, altro VIP, altra Madonna: l’intervento di Paolo Brosio a Domenica 5. Racconta il miracolo di Medjugorje e Mostar, il sole che gira, il turbine di vento, gli uccellini…  con un occhio da “giornalista, come sono sempre stato”, nonostante la fede.

NB: Il rapporto Brosio-Madonna di Medjugorje è un pozzo senza fondo. Iniziare a scavare è come aprire il Vaso di Pandora. Consiglio la sua intervista a Mattino 5 by Claudio Brachino (thanks Marco Legnaioli). Spiega la nascita della propria fede dopo che una bella cubana ventenne lo ha lasciato. Droga, alcol, addirittura superalcolici! Ma poi, all’improvviso… la fede!

È bello, ogni tanto, parlare di religione e di fede. E io ho sempre fede nei miei amici VIP. Non mi deludono mai.

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Alcuni giorni fa è comparso su youtube un filmato esilarante: l’ennesima versione di una scena de La Caduta, film del 2004 che racconta gli ultimi giorni di Hitler e dei suoi uomini. Lo spezzone vede in scena il führer che, allo stremo delle forze e al limite dell’ostinazione , cerca di credere ancora in una vittoria, in un futuro brillante per i suoi tristi sogni di gloria, scontrandosi con gli ormai disillusi fedelissimi che gli intimano la resa.

Quasi quattro minuti che sono ormai diventati un vero e proprio format di Youtube: in molti si sono divertiti a giocare con i toni e le urla (lasciati in lingua originale) che danno voce alla disperazione e al delirio di Hitler e alla sorda durezza delle massime cariche dell’esercito nazista, “doppiando” i personaggi con sottotitoli che hanno trasformato la scena in geniali parodie: il führer che reagisce con rabbia e sconforto alla separazione degli Oasis (dopo aver comprato i biglietti per uno dei concerti dell’attesissima tournée), alla morte di Michael Jackson (dopo aver comprato i biglietti per uno dei concerti dell’attesissima tournée), all’attacco di Kanye West nei confronti di Taylor Swift ai VMA del 2009.

Ora… vorrei tanto linkare la migliore versione migliore di tutte: Hitler – disperato, smunto, un vero e proprio topo in gabbia – alle prese con la burocrazia di Palazzo Nuovo. MA NON POSSO! Perchè il video è stato censurato, anzi! Autocensurato!

È di ieri la notizia, che l’Università di Torino, nella sua magnificenza, se l’è presa: troppi studenti hanno fatto circolare il video (via voce, via Facebook, via ironia che ci aiuta e ci salva nei momenti peggiori), e l’Ateneo ha mobilitato i suoi informatici per una vera e propria caccia all’uomo, minacciando azioni legali. E il povero autore (studente di lingue, si dice), preso dal panico, ha tolto dal tubo un’opera accusata di “ledere il buon nome dell’ateneo”.

La Stampa, commentando il fatto, parla di un video “talmente surreale che è impossibile trattenere le risate” (sagace giustificazione del giornalista: “si parla di statini, carico didattico, segreterie, moduli per le tasse, roba che nel 1945 nemmeno esisteva” [qua vorrei aprire parentesi quadra dicendo: La Stampa,  ho imparato a leggere sulle tue pagine, ma perchè sei sempre più alle cozze, sia nelle tua versione nazionale, che in quella cittadina? Io tvb, ma non devi dare per scontato il mio affetto]).

E no! Il video non è difendibile per il suo essere surreale! Anzi! Fin troppo crudo e realista: le gocce di sudore sulla fronte del führer, gli occhi sgranati, le palpitazioni, la voglia di non arrendersi… Noi studenti ed ex-studenti di Palazzo Nuovo conosciamo bene tutto questo!

Quante volte, alla frase “per fare questo ti serve un documento della segreteria”, abbiamo deglutito e ricacciato le lacrime, trovando fiducia e vicinanza solo nello sguardo comprensivo dei nostri compagni di sventura. E quante volte, al momento di stampare gli statini, abbiamo trattenuto il respiro, già fradici di tensione per l’esame da sostenere.

Io me lo ricordo. La sera prima di una tappa obbligata in segreteria, si andava a letto con il magone. La mattina, si partiva da casa ore prima, con un buon libro e magari il pranzo al sacco, e spesso la risposta alla nostra domanda – una volta raggiunto il gabbiotto anni 70 – era: “Eh, Signorì(na)… cosa me lo chiedammè, deve andare nell’altra segreteria”. (Ma quale, perDio, quale? E si ricacciavano le lacrime e i nervi, again and again)

E poi i box blu, che solo per un brevissimo periodo sono rimasti box blu, per poi trasformarsi in comodi computer (20 per migliaia di studenti) in cui dover inserire il carico didattico (AAAAARGH!), stampare documenti e statini, e scoprire esami i cui voti non sarebbero mai stati caricati (se non previa tappa nella/e segreteria/e), o riconosciuti o…

Ora il sistema è migliorato. Dal computer di casa si può accedere allo stesso sistema offerto dalle 20 postazioni di Palazzo Nuovo. Per poi vedere apparire la scritta che spiega che non si è abilitati alla stampa o alla modifica del documento richiesto: bisogna andare nei punti adibiti al servizio all’Università.

Ahh quanti ricordi: l’amianto, l’estintore che mi è quasi caduto sulla testa mentre prendevo appunti sul pavimento, a gambe incrociate, in un’aula sovraffollata…

E poi ancora code, code, code per la documentazione di laurea (per capire quali fogli sono necessari bisogna fare la media aritmetica delle numerose versioni date dal sito della Facoltà in questione, del telefonosenzafili degli studenti e delle indicazioni di qualche altra segreteria o ufficio)… e magari, alla fine dell’iter, ritrovarsi davanti all’imbarazzante Beppe Minghia (o Ciuffo Minghia; qualcuno conosce il suo vero nome? quello della Segreteria di Lettere che si era calato dalla finestra gridando “Comunisti di Merda” agli studenti dell’Onda) al gabbiotto di Antropologia in via Po, con la voglia di lavorare inversamente proporzionale al desiderio di Playstation.

Quindi, scientificamente, dimostro e sostengo che: il video (auto)censurato non è fuori luogo, e neanche surreale! È la storia vera, ben scritta e ben recitata, dei nostri patimenti e della nostra voglia di lottare, fino allo stremo delle forze, non arrendendoci a una burocrazia e a un meccanismo polveroso, triviale, cretino e arrugginito che continua a perpetuarsi e a farci sudare il nostro spazio vitale di studenti Unito.

P.s. Ahhh Palazzo Nuovo, Palazzo Nuovo. Se mi dessero un credito per ogni tua disfunzione e malfunzionamento, mi prenderei una nuova – inutile – laurea. Ma ti voglio tanto tanto bene lo stesso. In te, e nelle tue sedi distaccate lì intorno, ho passato momenti tanto belli, imparato tante cose  e conosciuto un sacco di gente speciale.

P.p.s. Eredità per i futuri studenti di Palazzo Nuovo: i bagni del quarto piano sono quelli più puliti.

Kanye West Disses Taylor Swift

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Oggi vi parlerò dell’assurdo universo di American Girl.

Devo ringraziare Abu, storico amico perugino del mio coinquilino, nonchè simpatico e arruffato supermegaricercatore in fisica in una sperduta università della Virgina, per avermi spalancato le porte di questo mondo.
Chattando una sera di novembre, Abu mi parlò sconfortato di American Girl, una catena di grandi magazzini degli Stati Uniti dove non solo si comprano bambole, ma le bambine possono andare dalla parrucchiera insieme alla loro bambola, dall’estetista con la loro bambola, al bar con la loro bambola, e fare shopping con la loro bambola, far fare un check-up medico alla loro bambola: e che divertimento se ci si pettina e ci si veste come la propria bambola!

Fino a qui, tutto bene. Insomma, magari esagerata l’idea di vedersi seduta dalla parrucchiera insieme alla propria amica di plastica, e spendere per lei centinaia di dollari in cure per le unghie, minitorte che non mangerà mai, miniature di lettini e scrivanie in puro ebano e vestiti firmati…

Ma documentandosi attentamente sul web si può facilmente capire come, sotto le fattezze deliziose, educate e multietniche delle American Girl, si nasconda un piano verso l’invasione e la conquista del mondo: le bambine – e non solo! ci sono anche adolescenti, ventenni, trentenni senza una vita- che posseggono queste bambole, infatti, diventano maniaco-compulsive e, come ipnotizzate, cominciano a vivere solo ed esclusivamente in funzione delle loro amiche (forse) inanimate.

L’ultima moda è, per le fan del mondo di American Girl, quella di condividere attraverso youtube i nuovi acquisti per il guardaroba delle  proprie bambole. Guardate questa ragazzotta del Texas un po’ cresciuta, Amy: ormai prima di una qualsiasi linfa vitale, per quasi otto minuti parla in camera, elencando gli abiti che ha acquistato per la sua bambola, descrivendone il colore (svegliona, sei in video!), indicando lo stilista, il prezzo, e dando consigli sui migliori fashion designers per bambole (lei stessa, però, si diverte da tempo a confezionare abiti per le sue migliori amiche). [non guardate i video per intero, sono noiosissimi! Ve ne basterà un assaggio]

Osservatela: totale perdita della vitalità, del sorriso e della gioventù, occhiaie, fronte aggrottata, unghie laccate e plastificate, gioielli da quarantenne e permanente dai risultati disastrosi.

Altro video, altro indizio di nevrosi incontrollabile: la stessa FatteNaVitaAmy invita una giovane amica davanti alla telecamera affinchè mostri i suoi preziosi averi, ma con avidità e violenza prende il controllo della scena, delle bambole e dei vestiti. Sottomessa, inutile e agghindata in maniera sconcertante, l’altra cerca visibilmente di ricacciare le lacrime.

Amy ha ormai l’atteggiamento dell’assassina, è un automa nelle mani delle bambole.

Ma attenzione, le American Girl sono infide, furbe, e sanno attaccare nei modi più diversi. Quest’altra ragazza ha già collezionato una ventina di bambole, e, dopo averle radunate, filma cerimoniosamente il momento dell’apertura della scatola che le porta le sue nuove migliori amiche: Chrissa and Kendall (ogni modello American Girl ha un nome e un carattere). Anche questa ragazza è un po’ cresciuta, ma vive per le sue American Girl, salutandone l’arrivo con i soliti urletti da americanozza gratuitamente entusiasta.

Le American Girl prenderanno il controllo del mondo. E come è palese dal filmato qui sotto, l’invasione è pronta.
E’ ora di riprendere in mano i sempre fantastici Lego, e di costruire un fortino con tanto di trappole e passaggi segreti per difenderci.

Un abbraccio di plastica!

V.

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