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Archive for marzo 2010

Alcuni brevi spunti di riflessione, forse retorici e sicuramente BANALI. Ma ho bisogno di sfogarmi. E questo blog è mio. Dopo, un gioco divertente.

I due Eroi della Lega: Roberto Cota e Alberto da Giussano. E non provate a dire che non sapete chi è quest'ultimo...

  • La regione ha deciso. Vorrei aggiungermi al gruppo di Facebook Cota non è il mio Presidente. Ma come faccio? La democrazia ha fatto il suo corso, la maggioranza ha vinto e l’unica soluzione è andarsene dal Piemonte. Voglio solo aspettare, per vedere un leghista festeggiare i 150 Anni di Unità dell’Italia.
  • Basta con questo suffragio universale. Ci vuole un discrimine. In fondo è una parola che tanto piace ai leghisti. E come discrimine propongo: l’ignoranza della gente. Mettiamo un test che dà accesso alla propria scheda elettorale. Domande semplici, di conoscenza base di storia, geografia ed educazione civica. Es.:  ≪Quanti membri ha il senato?≫, ≪Quante province conta la tua regione e chi è il Presidente della tua provincia?≫, ≪A cosa serve il Parlamento?≫, ≪Chi è il Presidente della Repubblica?≫. Ognuno di noi sarebbe costretto a un ripassino, sempre utile. Purtroppo questo test non lo fanno neanche per la consegna dal badge parlamentare (ok, è una battuta scontata, e allora?).
  • Non dico queste cose come una di sinistra che insulta gratuitamente la destra. NO. Anzi, avrei una domanda un po’ più difficile: non c’è nessuno di destra a cui questa politica di destra fa schifo? Là fuori, so che ci siete. Sia tra gli elettori, sia tra i politici. E allora gridate cazzo, per la vostra dignità.
  • Possibile che l’ultimo ad averlo fatto sia stato Scalfaro (il cui video del famoso ≪Non ci sto≫ manco si ritrova su Youtube, se non manipolato da qualche buontempone che si diverte a inserire scorregge nel montaggio – wow, manco il mio umorismo arriva a tanto)?
  • Ieri il mio amico Ale mi ha fatto pensare ai tempi di Don Camillo e Peppone, metafora del vecchio teatro politico. Un teatro in cui ognuno combatteva per le sue Idee . Idee riconoscibili in quanto tali persino dall’avversario in quanto avversario. Incredibile.
  • Mi hanno rubato il colore preferito, il verde.

    Il virilissimo e soprattutto padanissimo Raz Degan nelle vesti di Alberto da Giussano

  • Una volta per sentirsi virili, ci si comprava la macchina grande, la moto. Ora si vota Lega. Il mondo, ormai, è difficile da capire, ha troppe sfumature. La Lega, così come il ministero con la m minuscola di Calderoli, semplifica.
  • E giusto per semplificare e per sbandierare virilità, Cota ha già ribadito più volte che revocherà i fondi per il gaypride.
  • Ma Cota è per la difesa della vita – disse prima di massacrare i NoTav – e per questo le pillole RU486 ordinate dalla precedente giunta rimarranno in magazzino. Caro, ma la Lega, agli albori, non si vantava di non essere serva della Chiesa? Almeno quello, dai, dai…
  • Cosa dovevano ancora fare Pdl e Lega per perdere credibilità agli occhi dei cittadini (con la c minuscola)? Ah, no, giusto. Era tutto un complotto.
  • Non vedo l’ora di leggere i libri di storia che usciranno tra 50 anni.

Ora però voglio proporre un GIOCO. Anche questo costruito BANALMENTE, superficialmente. Lo dedico a chi ha votato il Carroccio e s’intitola GIOCHIAMO ALLA LEGA. Giusto per allenarci ai prossimi anni.

Scopo del gioco – ironico, ma crudele – è trovare l’intruso, l’infiltrato. Io faccio il giudice.

Cari amici meridionali che avete votato Lega (o alleati), grazie! Avete aiutato la depurazione del Piemonte, ma non sapete che le prime vittime siete voi. Nella mia memoria di bambina cresciuta in un piccolo paesino

Bagnuma 'nt l'oli tùit ansema

piemontese, quanti insulti sul vostro conto! Voi terroni, napuli, scansafatiche, arrivati a rubare il lavoro. Guai se una ragazza portava a casa il fidanzato del Sud, o viveversa. Meno male che il padre, facendo pronunciare allo straniero la frase Dui puvrun bagna’ ‘nt l’oli lo fregava subito. Poi sono arrivati gli albanesi e ci siamo distratti.
Cosa dite, che in questi anni avete conquistato il vostro posto, vi siete dati da fare? Non mi sembra. Infatti, nei circoli e circuiti strattamente piemontesi si parla ancora di quanto voi siate “diversi”. E poi avete macchiato la Nostra società civile con i vostri usi e costumi barbari: gli orecchini d’oro a cerchio con lo smalto, i buchi alle orecchie nelle bambine neonate, e negli anni Novanta avete inaugurato le frangette maschili ossigenate. E poi la puzza di melanzana fritta sui pianerottoli, a ogni ora… E poi, cari, è anni che siete qui. Possibile che non siate ancora in grado di parlare con un accento corretto, decente? Dite che non esiste un accento “corretto”? Beh, qui si parla il Nostro. E basta infestare la nostra lingua con parole come “minchia“!

Ah, voi veneti. Non pensiate di rimanere illesi. Prima dei meridionali siete arrivati voi. Sicuramente sarete d’accordo con il gioco, visto che i vostri corregionali hanno portato il ministro Zaia al potere, come era naturale, anche se un pettegolezzo trevigiano lo vuole, negli anni Ottanta, famoso spacciatore di pasticche alla discoteca Manhattan di TV. Sicuramente, se fosse vero, sarebbero state pasticche Made in Italy, non contraffatte, giusto per difendere l’agroalimentare italiano. Ma torniamo a noi. Cari veneti. Ricordo aneddoti dei nonni piemontesi che raccontavano quanto foste “strani”, appena arrivati. Nella mente ne ho uno in particolare, che narra di come schiacciavate le nocciole con un martello. Ma chi ha mai visto, trogloditi! E poi, quella vostra impossibilità di distinguere le consonanti doppie da quelle semplici… Tornatevene a casa.

Tornatevene a casa, cuneesi!

Ok, ora però bisogna tirare le somme, per bene. Voi vercellesi. Alle orecchie di noi Torinesi il vostro accento suona veramente ignorante, volgare. Tornate nelle campagne, per Dio! E… cuneesi… la vostra Granda offre abbastanza spazio vitale per voi, il vostro gozzo, il vostro mento enorme. Tornate là a sprecare la luce.

Quanto a me, lo ammetto, con i miei imbarazzanti provincialismi sto intaccando Torino, mio attuale domicilio. Devo tornare a Cavagnolo e, più precisamente, a Casa Mosso Alto.

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Silvia Valerio, la coraggiosa. Silvia Valerio, la provocatrice. Silvia Valerio non le manda a dire a nessuno! Silvia Valerio ha un fisico nella norma e ammicca.

Coraggiosa scrittrice diciottenne, la smaliziata ma birichina Silvia è balzata agli onori delle cronache questa settimana  per la pubblicazione del sua opera prima, C’era una volta un presidente. Ius primae noctis.

Silvia è una vera provocratrice, e visto che Dio (o anche Allah in questo caso) li fa e poi li accoppia, vorrebbe al suo fianco un uomo della sua stessa specie e, precisamente, Mahmud Ahmadinejad. Il presidente iraniano, famoso per lo strabismo di venere e per scegliere i vestiti sempre un po’ più grandi di quella che sarebbe la sua taglia, è l’unico esempio di Uomino con la U maiuscola rimasto sulla faccia della terra. Un vero personaggio scomodo, altro che Fabrizio Corona!

Mahmud ha, dalla sua, il fatto che è «un eretico del nostro tempo. Nega l’olocausto [e per questo mi ispiri sesso in modo assurdo, certo, ndr]; pensa di usare l’atomica; mette a tacere l’opposizione; minaccia l’America». Inoltre, aggiungo io, è nato il 28 ottobre: scorpione, bravissimo a letto! Un vero maschio, che, con quella marcia in più che gli fa impedire alle donne di «sentirsi il vento tra i capelli», sarà senz’altro in grado di dominare la nostra vergine auto-sacrificale.

Quella di Silvia è una decisione (di buon gusto), presa dopo aver maturato le esperienze (di petting, deduco) che racconta nel suo diario, incontri sciapi e avventure insapore in cui inciampa nel corso dell’estenuate ricerca tra i meandri di quella che è la «straordinaria commedia umana che è la società contemporanea».

L’indomito re, l’unico – insieme a Fabrizio Corona, torno a precisare – che si comporta in modo che va «oltre le solite politiche di equilibrio» è il lanciatore di coltelli in una politica in un circo dove tutti sono solo clown, per questo ha il diritto, come suggerisce il titolo del romanzo, di cogliere per primo il frutto delle vergini compiacenti. Solo, però, di quelle che hanno il coraggio di guardare in faccia alla realtà. Sì, perchè come sottolinea l’avventente ma alfabetizzata Silvia, una donna deve avere l’onestà di ammettere che «l’emancipazione è solo una fatica in più», un’inutile illusione dopo anni in cui la donna è stata un mero strumento di pubblicità da parte dei detentori del potere. Per questo la coraggiosa pulzella ha corredato il sito di foto che la ritraggono leggere, con una sensualità tutta “particolare” emanata da scarpe che persino da Pittarello – La Città della Calzatura di Settimo Torinese rifiuterebbero di esporre.

La Bella (nella norma) Addormentata (imenemente parlando) sadomanso, ci tiene a precisare che non parla a vanvera, e sul suo sito sottolinea – soprattutto attraverso le foto – come la sua scrittura sia un’evasione dal mondo che la circonda,  un universo troppo culturalmente – e sensualmente e mascolinamente – mediocre per il suo calibro:

Silvia Valerio
Scende portata dalla cicogna circa diciotto anni fa, e ama subito le storie di fate e le leggende greche.
Inizia un quaderno di poesie infantili molto convinte e ci affianca un più intonato divertissement satirico [il Bagaglino? ndr] [no, comunque io questa frase non l’ho capita. ndr] .
Lascia temporaneamente queste graziose occupazioni per dedicarsi alle cose più serie che le riserva la (d)istruzione [inedito gioco di parole! ndr] primaria.
Va al liceo classico, credendo di respirare l’aria di Atene, o per lo meno quella di Tebe [lei sì che conosce la Grecia antica! ndr].
Ingenua [stoccata asciutta e decisa all’accademismo contemporaneo! ndr].
Adesso ha ripreso le occupazioni originarie [quali? cosa? ndr]e nel tempo libero pratica antropologia, cura il proprio hortus conclusus [mirabolante definizione latina! questa donna ha un editor, o perlomeno un consigliere? ndr], e ha una collezione di disincanti.


Il suo libro è stato plaudito dall’altrettanto coraggioso Marcello Veneziani, penna de Il Giornale, membro del Consiglio di Amministrazione della RAI  durante la XIV Legislatura (Governo Berlusconi II e III) e membro del Consiglio di Amministrazione di Cinecittà, che lo ha definito, in un coraggioso esercizio di parole in libertà «Verginità e trasgressione: il miracolo di vita [???, ndr], scrittura e ribellione [de che?, ndr] di una ragazza neanche ventenne».

L’opera è edita da Vallecchi Editore, il cui sito suggerisce di acquistare, se il libro della Valerio è di nostro gradimento, anche Galileo Galilei e l’Universo dei suoi libri, Cioccolata squisita gentilezza, Il diario del futurismo e Manifesto della destra divina.

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Domenica Cinque riesce a sconvolgere persino me. Finchè si limita a dare lezioni di vita attraverso i personaggi del GF, tutto bene, sono parte della  fiction. Quando arriva Meluzzi a commentare, la faccenda si aggrava, sia per il suo avvincente mix di bigottaggine e viscidume assoluto, sia perchè se si conoscesse meglio la storia di quest’uomo, tutta la sua morale (cito, giusto per dirne una: «spero di poter abbracciare Morgan e aiutarlo in tutti i modi […]. E se la Rai dovesse portarlo a Sanremo, credo che sarà legittimo proclamare uno sciopero del canone») assumerebbe un colore ancora più marrone.

[Su Alessandro Meluzzi, massone, ex-senatore forzista, portavoce del pedofilissimo e mafiosissimo Don Gelmini, fondatore di pseudo-case di cura speculative sparse per le colline piemontesi, affidate a prestanome pluri-indagati e colpevoli di bancarotta la cui filosofia assistenziale si basa sull’abuso di calmanti, bisognerebbe aprire un capitolo a parte, che non sarebbe in tono con questo blog. Mi limito, per chi volesse, a questo e questo.]

Ma si va oltre: entra in scena Alessandro Marcolin. Barbara D’Urso, già commossa, spiega che Alessandro era un broker che guadagnava tantissimo, che un giorno ha ricevuto un’illuminazione, e ha scelto la vita del clochard (e qui si marca tutto con pronuncia franscese). Il barbone ha la barba lunga e spiega che era borghese a casa di amici borghesi, quando alla tv hanno mostrato un documentario sui bambini africani, somali, «quelli con le mosche intorno» (parole sue), e allora lì ha capito che la vita ha un senso che va ricercato. Schifato dai suoi amici pieni di belle parole, ma che mai avrebbero fatto qualcosa per quelle creature, decide di diventare un senzatetto. Il ragionamento non fa una piega.

Alessandro lascia lavoro, casa, averi, moglie e figlie («non devo spiegare niente a nessuno»), e diventa un clochard (attention à la pronunciation), ma non uno qualunque: veste i panni del buon samaritano, per aiutare e incoraggiare gli altri barboni. Come? Spiegando a loro e alla gente che «bisogna trovare il senso della vita», «oggi non pensa più nessuno», «bisogna fermarsi ad ascoltare».

Alessandro dorme alla stazione di Milano Lambrate e si sveglia presto per dedicarsi all’igiene: come ama spiegare agli altri senzatetto, bisogna sempre essere «puliti e lavati» e scegliere dal guadaroba Caritas i vestiti migliori («Veste scarpe Tod’s e cappotti Loro Piana»). E guai ai barboni che non si lavano: lui, a quelli, manco si avvicina, così rimangono freschi, senza spiegazioni sul senso della vita (per lui un tormentone), su come trascendere. Sì, perchè Barbara D’Urso ricorda che Alessandro viene chiamato – da tutti, clochard e non – “Il Filosofo” (nomignolo che non sarà per niente ironico, no no…).

Arriva poi il momento della colazione, e qui Alessandro si bulla raccontando come deve dire basta, perchè tutti fanno a gara per offrirgli il caffè, perchè lui è saggio (immagino i pendolari del mattino che fanno a gara a comprargli brioche e cappuccino – «Il mio regionale per Rho-Fiera Milano sta per partire, ma ti prego filosofo-clochard, prendi il cornetto alla marmellata». «No! Prendi il mio saccottino al cioccolato, e ti prego, dicevi sul senso della vita? Ti prego, interessante, continua…»), e dopo sette caffè, gli dispiace quasi rifiutare, per non offendere nessuno. Ricorda comunque, ancora una volta, che ama occuparsi di trascendenza spirituale, è quasi un asceta: «Il cibo non è la mia ossessione».

Barbara D’Urso sorride, ma nei suoi occhi lucidi c’è commozione, di fronte a tanta vitalità e allo stesso tempo sofferenza. Sofferenza che Alessandro, con grande dignità, mai nomina, neanche un cenno (mumble mumble).

Intervistare Alessandro è come sfogliare il Manuale del Guerriero della Luce di Paulo Coelho: si ha a che fare con frasi a caso in cui si mischiano parole ricorrenti a cui dare significato metafisico: senso, vita, trascendere, spirito, valore, cappuccino, bar, igiene, riflessione.
Barbare tiene a precisare che il nostro amico clochard è un intellettuale, un uomo forbito, ed è vero, visto che parla di senso della vita, spiegando che è «importante cercare il senso della vita», in modo da trovare «il senso della vita». Concetti densi e pregni.

Siamo quasi ai livelli di Paolo Berry, quando nei suoi servizi a Le Iene, dopo aver raccontato ogni genere di tristezza biografica, batteva il cinque a senzatetto, drogati, e malati terminali di Aids, quasi per dire «Grande, vai così, ti sto dando voce, e ti dò pure il cinque perchè non ti considero diverso, anzi, sono trendy e spontaneo».

Dopo una veloce panoramica sul pubblico (quello che considera i gay un’anomalia, ma che applaude quando le sexy Sara&Veronica del GF lesbicano, «vedi che quello che dicono nei porno sulle lesbiche è vero? E vanno pure con gli uomini, non sono malate!»), Barbara, con un sorriso carico di gratitudine, sottovoce, la voce strozzata dalle lacrime – che sembrano pericolosamente vere – ringrazia il clochard per la «lezione di vita» regalata a tutti noi e gli chiede di tornare presto, per fornirci altri nuovi spunti di riflessione.

«Certo!» Risponde lui.

Occhio al catering, non me lo fate ingrassare!

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Come si fa l’amore? È la domanda più cliccata su Google. In un’Italia in cui l’educazione sessuale è ancora tabù, in cui gli adulti fanno fatica ad accompagnare i figli nella teoria dell’argomento, in cui la televisione manda messaggi fuorvianti e frammentati (io stessa mi chiedevo perchè i protagonisti di film e telefilm non si fermassero mai per mettere il preservativo, visto che sembrava che venissero sempre dentro), e in cui Cioè non è più un caposaldo dell’informazione puberale, agli adolescenti non rimane che scambiarsi informazioni e confrontarsi, costruendo un’enciclopedia medica un po’ emo, ma sempre pronta all’uso.

Il canale preferito è Yahoo Answers, dove anche di fronte alle domande più “piccanti” l’umorismo da spogliatoio viene spesso e sorprendentemente lasciato da parte: le risposte sono serie (beh, il tono lo è), anche perchè quelle migliori vengono premiate con i punti dati dagli utenti, e si diventa popolari.

Veniamo alla domanda incriminata, la più cliccata di Google: Su Yahoo Answers il giovane GIANLUK-KORE chiede: Come si fa l’amore?

La risposta migliore e i caratteri fastidiosi del nick sonodi▐▀▀▼▀▀▌ ►คภﻮєl ๏Ŧ ๓ยรเς◄ ▐▄▄▲▄▄▌:

[riporto, senza correggere sintassi e grammatica]

«Si inizia con qualche bacetto giusto per riscaldare gli animi. si ci abbraccia, ci si accarezza, sfiora, si usano le manine e la boccuccia in tanti modi diversi e simpatici e poi una volta riscaldati, appena i corpi ne sentano il desiderio, il maschietto, inserisce il suo gioiellino, nella patatina della donna in questione!!! e poi ovviamente a fantasia, il maschietto sopra o sotto la donna o di lato ecc ecc»

La dolce Milka aggiunge:

«con passione e dolcezza…utilizzando tutti e 5 sensi che hai a disposizione e..non solo quelli!!!!!!»

Tinofinca (che nick è?), un po’ marpione:

«ti consiglio di leggere il kamasutra troverai diversi modi di farlo»

Marmocchio aggiunge, con fare gigione:

«Minimo in due»

Mentre Seren@ Through The Barricades chiosa romantica:

«col cuore che ti guida…»

Ovviamente l’avvicinamento al sesso deve essere graduale, i nostri adolescenti vogliono andarci piano, quindi Cleptomane chiede: Ai ragazzi:come si fa la s.e.g.a perfetta?

«è una domanda seria, spero che mi prendiate sul serio, e che nn mi bolliate come incapace pervertita. e che nn facciate commenti negativi. cmq la mia domanda richiede nozioni tecniche, perchè ho sentito dire che fatto in un certo modo fa male (tipo tirando verso il basso, nn so…). grazie»

Miglior risposta: Paul

«vai in crescendo. afferralo con sicurezza sull’asta (non fa male) senza toccare il glande (la cappella insomma) e fai su e giù. […] quando vedi che lui è bello “carico” solo con la mano vai più velocemente e stringi un pò di più, dovrebbe venire… durante il tutto cerca di fare in modo che piaccia anche a te, non considerarlo come un “compito in classe”, e guardalo negli occhi. anche questo aumenta l’eccitazione.»

Più pragmatico e meno romantico Valerio Drago:

«Gli uomini sono più complicati di quanto si creda non tutti la fanno allo stesso modo. Chiedi al tuo lui di farsi una s.e.g.a guarda come fa la prossima volta cerca di imitarlo. buona s.e.g.a.»

Oscuro, distaccato e negativo Il tessitore di sogni:

«Se e’ la prima in assoluto, fa’ attenzione a non dare colpi secchi, in quanto il glande ed il prepuzio potrebbero essere incastrati in qualche maniera strana.
D’altro canto potrebbe capitare che il frenulo sia lesionato per qualche ragione, nel qual caso la se.ga risulterebbe dolorosa e sanguinolenta.
Dopo aver controllato che l’attrezzo sia in buone condizioni, non resta altro da fare che procedere con un ritmico movimento di su e giu’, aumentando o diminuendo la velocita’ e la consistenza della presa a seconda del gusto del proprietario del membro.
Continuare fino ad orgasmo avvenuto.
Se trattasi di bambino, l’orgasmo avverra’ ma senza emissione di liquido spermatico.
Si consiglia vivamente di attendere almeno un’ ora tra un esercizio e l’altro.
Buon divertimento

Desdemona amore e psiche fa la prima donna tamarra e disgrafica e cerca di attirare l’attenzione (già si intuisce dal lunghissimo nick):

«pensavo ke arrivati a questo punto, nel quale il 69% delle ragazze all’eta di 17 anni gia hanno avuto il primo rapporto sessuale, speravo ci fossero meno tabù su questo argomento. Prima di tutto non è vero ke noi donne non le sappiamo fare secondo sappi ke non è così difficile! Prima di tutto devi essere delicata e accarezzarlo e toccarlo, per permettere l’erezione(puoi anche strusciarti, cmq faciendo qualcosa che lo ecciti) poivai con la mano su e giu prima in una velocità media quando vedi che lui si eccita cerca di diventare più veloce…cmq la velocità cerca di intuirla dalle sue espressioni (quando lo spiegavo ad una mia amica pensava che la mano scivolasse sulla pelle, infatti mi chiese e se non scivola?, ma non è così perchè ogni pene ha un po di pellicina in più percio la tua mano si sposta insieme alla pellicina sul pene eretto…)»

A smuovore le acque, con fare polemico, riottoso e un po’ piacione, ci pensa Il Vecchio, che nella foto del profilo fa la parte del buon padre abbracciato al figlioletto. Il vecchio vuole fare il saggio adulto della situazione, ma non riesce a nascondere la sua eccitazione (e stuzzica la sopracitata Desdemona):

«Volevo dire a queste “donne” che se il 0,5 % di loro fosse capace di farla perfettamente, non aprirebbero semplicemente le gambe aspettando una penetrazione… Incontrare una ragazza che sappia soddisfare con una se.ga è praticamente poco probabile, se pensi che la maggior parte nemmeno è capace di fare del sesso orale, cosa per la quale sono abbastanza difficile, la cosa più saggia e opportuna da fare è parlare apertamente con il tuo lui. […] Aggiungo per Desdemona- qualche risposta più in basso, che se lei fa parte di quel 0,5% sono contento per lei, e non può dire a me uomo di 40 anni, che invece si le donne sono tute capaci, poi da una spiegazione di come farla secondo lei senza pensare che magari gli uomini non hanno tutti le stesse manie e quello che fa paicere a uno puo non piacere ad un altro…. Poi dico in questo momento sto approssimatamente sulla linea media della mia esistenza, di se.gh.e sarà che ne ho ricevute? e se parlo di percentuale è perche è cosi…»

Ammiratrice95 chiede: Ciao a ttt ks vuol dire fare una pompa al propio raga???

Enricucci, con fare superiore, spiega:

«”fare una pompa al propio raga”, come lo chiami tu, significa praticare del sesso orale nei suoi confronti […] provocare piacere al proprio partner col solo ausilio della bocca e della lingua.»

RosyY, invece, è una maschilista:

«Dv lekkare e ingoiare»

E Furetto le dà manforte:

«non so cosa provate voi ragazze ma so che per noi e bellissimo ma al momento di venire sono venuto in bocca e a lei e’ piaciuto…»

Dxmole è una donna geisha, che si immola per amore, ma allo stesso tempo è protettiva e vuole proteggere dalle pene e dal pene le nuove adette del sesso:

«significa fare un pom.pino..devi mettere in bocca il suo pene e leccare..come se fosse un calippo (il gelato)…per me non è granchè soprattutto se ti viene dentro… però al mio ragazzo piace molto…però non correre troppo se il tuo anno di nascita è ’95»

Fustigatore la butta sul poetico e rispettoso, anche se il nick lo tradisce e si intuisce che getta l’amo per farsene offrire uno:

«E’ un’espressione terribilmente volgare per dire “praticare il sesso orale al tuo ragazzo” o se preferisci “praticare la fellatio”. […] Inoltre anche per il sesso orale ci vuole un po’ di esperienza: non si nasce sapendo fare tutto bene, anche se ci sono persone più portate di altre.»

ღ cнιαяα cσмє υи αℓвα ღ , invece di farsi una vita e cambiare il proprio nick, si dimostra inflessibile e moralizzatrice:

«Significa fare sesso orale, in questo caso tu glielo dovresti leccare…scusa la schifezza ma è così.»

Ci sono poi ragazzi che sognano. Federico chiede: Ciao a tutti cosa si prova a farsi fare una pompa da una ragazza ?

Gli risponde Compton’s MostWanted [akaUfo]:

«ti assicuro ke si gode molto……il problema e trovarle le raga a cui piace farle, xkè di solito il rapporto orale nn è molto amato dalle donne…
cmq ciò ke si prova è difficile da spiegare… si prova però assoluto godimento; per entrare nei dettagli a me mi venivan da chiudere gli occhi per il momento rilassantissimo, mi si scioglievano tt i muscoli…»

Un anonimo vuole soddisfare la propria donna (per la poveretta prevedo attimi di panico): Come si fa un ditalino ad una ragazza?

«Come faccio a sapere se vado bene?Come faccio a farla godere? Datemi qualche consiglio. HO 17 ANNI CMQ…»

Flipped, con il suo linguaggio militare, è degno della sua foto da CheGuevara:

«allora: prima di tutto focalizzazione. non ti perdere in inutili ricerche del punto G, anche perchè potresti scadere in un pericoloso fisting. non frullargliela come se dovessi darle calore per riportarla in vita, ci sono momenti migliori per ricaricarsi l’orologio da polso. non infilzarla a forza agitandoti come se dovessi gonfiare un gommone in 10 min con una pompetta da bici, non sei a “scommettiamo che”.
obiettivo principale della missione: l’area superiore all’ingresso.

obiettivo secondario: l’ingresso.
vai soldato, e mi raccomando: sei in incognito, non ripeterti gli ordini ad alta voce e non intonare canti camerateschi, a meno che non sia una rara appassionata di walker texas ranger, potrebbe non apprezzare.»

Jenas è poetico: «un ditalino nn è solo un dito dentro…nn lo è mai stato…»

Giux fa il gradasso superiore, ma non nasconde la propria confusione:

«nn farlo x sentirti superiore agli altri ma x far divertire la tua amata e poi prima di fare un ditalino la devi baciar tutta dalla testa hai piedi…..vedrai funziona se vuoi posso darti dei consigli (ho solo 14 anni e gia ne ho fatti parecchi alla my zita)»

Kialove è nel panico: Come fare sesso anale prima volta…aiutoooo e soprattutto consigliiii?
«vi prego ho bisogno di una risposta moolto dettagliata.sono in panico…innanzitutto ciao a tutti sono kiara e ho 15 anni…io e il mio ragazzo stiamo insieme da quasi 11 mesi ed è da un po di mesi che mi chiede di fare sesso anale ma non l’ abbiamo mai fatto perchè io non ne ero sicura…ora mi sono decisa e ho deciso di parlarne alla mia migliore amika ke mi ha detto ke fare sesso anale fa skifo perchè fuoriescono feci…io le ho detto ke se gli altri lo fanno ci sarà qualche modo per non farle fuoriuscire ma lei mi ha detto ke nn è vero…io sono terrorizzata»

CIAOOO è molto chiaro:

«Prima di tutto vorrei mettere in chiaro che sono in pochi a farlo. Poi ti vorrei dire di pensarci bene xchè sei piccola. Cmq ti spiego come fare così se decidi di farlo non sei impreparata. […] SERVE tanto tanto tanto lubrificante comprate almeno 2 o 3 bottigliette di lubrificante durex ed è bene usare il prfilattico per evitare infezioni. Non si deve iniziare subito con la penetrazione l’ideale sarebbe comprare un vibratore (non a forma di pene poi capirai perchè) ma puo andare bene anhe una candela abbastanza sottle. […]  (spenta naturalmente e fai attenzione che non si sciolga). L’IDEALE É CHE QUESTO PROCEDIMENTO LO FACCIA ANCHE IL TUO RAGAZZO CHE ANCHE LUI PROVI A INSERIRE DITA E VIBRATORE NEL SUO ANO. (meglio che inizia lui) perchè così facendo saprà quali sono le senzaioni che proveri tu e saprà come darti piacere. (inoltre noi uomini possimo godere tantissimo stimolando il punto L ovvero la base del pene all’interno dell’ano). […] Mi sarebbe piaciuto avre una ragazza come te una decina di anni fa»

Ancora dubbi anali per Dakota: Ma se si fa sesso anale si diventa stitici?

Ma arriva ancora CIAOOO, l’esperto amante del Lato B (e del suo punto L), a chiarire le idee:

«No per nulla, magari ci potrebbe essere qulche piccolissimo problema ad evaquare la prima volta che si va in bagno dopo il rapporto ma nulla di importante rispetto al piacere che da»

Poi, però, Dirty Harry decide di diffondere paura e terrore tra gli adolescenti con il solito pericoloso sensazionalismo:

«al contrario, ti viene una diarrea della madonna, oppure l’aids

Più chiaro di così!

«»

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Bcool, un city magazine che rivela gli spot più trendy nelle città più dinamiche, i segreti per essere al passo con i tempi e con i luoghi. Bcool, con le sue foto patinate e i grandi spazi bianchi ai margini della pagina che fanno molto «ehi, ci affidiamo a dei designer per il nostro free press» è un format disponibile in diverse versioni: Torino, Milano, Roma, Firenze, Coste, Montagne, New York, Miami.

Glamorous pubblicità si alternano a consigli su dove bere, mangiare e comprare e a interviste a personaggi più o meno rappresentativi della scena culturale della città in questione (o della montagna, o della costa…).

Ma a Torino, insieme ai nostri cugini milanesi, siamo i più fortunelli: sì sì, perchè noi abbiamo la rubrica If I was an It Girl. Autrice: Elena Barolo! Sì, lei… Velina, Centovetrine, 7 Vite

Nel suo spazio la biondina “tuttopepe”  dovrebbe raccontare la città vista dai suoi occhi trendy ma originali, patinati ma freschi, da vera ItGirl capace di creare e dettare moda. Una scusa, ovvio, per fare marchetta a prestigiose boutique, hotel 5 stelle e ristoranti (ed è giusto, essendo Bcool un free press che non vive di sola aria e design “fresco e innovativo“).

Partiamo da Torino, città natale dell’autrice.

La scena si apre con la protagonista che sfreccia in 500 per le strade del centro, ascoltando Lady Gaga, e pensando all’ultima puntata di Gossip Girl [dalle prime righe già nominate invano due icone, grr]: la Barolo tiene a sottolineare che lei non aspetta che le puntate del telefilm vadano in onda in Italia: guarda direttamente quelle trasmesse negli Usa. Wow, originalissima, una dei pochi a farlo.

Ma andiamo avanti: il primo colpo di scena, per il quale è giusto spendere parole: come Lady Gaga in GG, anche lei veste quel freshly bunanima di Alexander McQueen. E ci descrive con abile minuzia il suo look. Interessante. Sulla scena abbinamenti “nuovi”, abiti pescati in luoghi unici e un po’ particolari, che solo lei, da buona torinese, può conoscere: Piazza San Carlo, Via Roma… grazie Elena che dividi con noi i segreti della tua città.

La Barolo, poi, passa davanti al Golden Palace Hotel, dove c’è la sua spa preferita (che si fottano i fumi e i sapori dell’hammam di via Fiochetto!). Ma il tocco di genio arriva quando l’autrice descrive i suoi anni da liceale, quelli in cui sperava di scampare alle interrogazioni di greco (originale anche in questo), perchè il pomeriggio passava troppo tempo da Armani (un piccola e particolare boutique tipica di Torino) a fare spese pazze per «trovare i look più giusti per le feste del liceo». Eh? Ma tu a Gossip Girl ci credi veramente! [Forse la mia è invidia, ai tempi ero ancora schiava delle mie sopracciglia.]

Alla fine di questa pagina di diario, la nostra emancipata giovane donna in carriera deve correre nella pescheria più cool di Torino (che sta di fianco al cinema porno di via Sacchi, per intenderci): non può sfigurare a cena, perchè arrivano gli amici dalla Sardegna (mica dal Molise o dalla Valle d’Aosta…)!

Uno sguardo trasversale su Torino, lo definirei. Grazie Elena Barolo e grazie Bcool, ora sì che conosco di più la mia città.

Zompiamo ora a Milano: qui la cronista più traslucida che patinata vuole descrivere una ragazza alla mano, dando voce a una persona vera, a una di quelle figure che popolano la quotidianità e a cui troppe poche volte viene dato spazio: la giovane stagista che, nonostante il duro lavoro di ogni giorno, vuole comunque vivere la realtà meneghina in tutti i suoi aspetti più autentici e originali.

La nostra reporter diventa dunque una ragazza che si alza alle 7: dura la vita, la protagonista si deve preparare e volare a una sfilata sulla quale dovrà poi scrivere un pezzo. L’ansia, però, riguarda solo il look da adottare (e qui altra descrizione dettagliata di abiti, accessori e marche/marchette – comunque no Sig.na Barolo, lei non è il nuovo guru della moda): come ogni stagista, infatti, Elena (o meglio, il suo io narrativo) aspetta l’autista dell’azienda per cui lavora, il quale l’accompagnerà al lavoro. La protagonista, in anticipo di due minuti sulla tabella di marcia, non solo ha tempo di definire il suo look «perfetto», ma fantastica anche sull’accessorio che – da buona stagista – si potrà regalare grazie al prossimo stipendio: l’immancabile tronchetto-bustier di De Louboutin.

Bloccata nel traffico, inoltre, la protagonista ci regala un segreto, «la regola numero uno del fashion system»: a una sfilata non è lei, stagista-pseudo-giornalista, a essere la star: è la collezione! Una chicca solo per noi lettori di Bcool!

Giusto in tempo di sedersi al fianco della stampa internazionale, di descrivere Anna Wintour in un modo veramente inedito («la donna che decide cos’è In e cos’è Out») e di guardare con occhio critico e da intenditrice allo stilista di turno, Elena è già in un originalissimo superhotel ad aspettare la sua «best friend» (cazzo, best friend no! best friend no!!) per andare alla spa e alla champagnerie, alla faccia dell’articolo da scrivere così in fretta da necessitare un autista.

Ma la chicca arriva al fondo del reportage, in cui la bella Barolo chiosa con un «Bella, la vita della stagista!».

[Insulti]

[Altri insulti]

E io non posso che chiosare con un «Accattivante, la scrittura di Elena Barolo!».

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