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Archive for gennaio 2010

Chi l’ha visto?

È da quando noi coinquilini si abitava, un po’ più stretti, ma ugualmente gioiosi, in via delle Orfane, che un singolare personaggio condisce le nostre giornate e le nostre pareti, sorprendendoci ogni volta.

Gli scritti di Daniele Fiorioinventore misterioso e incompreso, matematico strabordante, e probabilmente nostro ex vicino di casa – compaiono periodicamente di mattina, affissi alle porte di via delle Orfane, ma anche in via Verdi, a Palazzo Nuovo, in via Po, per urlare la propria rabbia contro “lo stato beffeggiatore” e “ladrone di brevetti“.

In veri e propri editoriali in formato A3, a volte dattiloscritti, altre farciti delle sua disordinata, aggrovigliata, straripante ed esuberante calligrafia, Fiorio parla dei mali del mondo contemporaneo. In uno degli ultimi manifesti, ad esempio, dice la sua sulla questione del crocefisso nelle scuole:

Storia + Storia delle Religioni + Filosofia = ora di religione. Preferisco vedere il poster di Barbara Bousce nuda che tenevo quando ero minorenne 33 anni fa piuttosto che vedere un uomo crocifisso in aula no grazie seminudo inchiodato ad una croce frustrazioni sensi di colpa sadici nelle aule pubbliche è un imposizione. Ma va bene che tutti non condividoto siate seri. Con simpatia del film con Pippo Franco dove i bambini si vedevano le donne nude in spiaggia il nudismo nei luoghi giusti non credo dia fastidio. A parte l’occasionale si può ammirare la bellezza di gamba. Daniele Fiorio

Daniele urla contro la giustizia (“I Magistrati Sono in Funzione Della Giustizia e non dei Bagordi” – e qui traccia un grafico, dove la variabile delle Y è la giustizia, e la X sono i funzionari di giustizia), e si arrabbia soprattutto perchè gli italiani sono ladri di brevetti, i suoi brevetti, le sue invenzioni che mai hanno preso vita, come lo Spafiro: spazzolino, filo e ferro con cui, spiega “si risparmierebbero molte sofferenze“. Si compone, come spiega con uno “schizzo occasionale“, di “lamella raschiatartaro posteriore e fil di ferro interstiziale anteriore entrambi retrattili manualmente“.

E contro un mondo di “Orbi e torbidi“, ecco un’altra invenzione: Acqua Pulita (“Pompa + spugna e sapone + asciugamano = risparmio di alberi, di ossigeno, di carta e di soldi […] e salute per l’ambiente“). Daniele pensa al mondo in cui viviamo, e solleva scomode questioni: “Il sistema astronautico per lavare i panni non inquina le acque?” “Se sulla Piazza Castello di To vi fosse un ologramma del sistema solare rotante?“.

Attraverso i suoi scritti, quest’uomo rivendica i riconoscimenti mancati, i brevetti collassati di fronte a uno stato sordo, che vieta di “realizzarsi positivamente” e di inaugurare oggetti che ci educhino alla conoscenza.

Ma allo stesso tempo Daniele Fiorio è ottimista, non smette di scriverci attraverso le sue sgangherate e vivaci fotocopie appese ai muri del centro. Prestate attenzione la prossima volta, leggete! E soprattutto, se qualcuno di voi sa qualcosa di lui o lo conosce, mi faccia sapere!

E vi lascio con un pensiero ottimista, sempre dalla mano del nostro Archimede misterioso. Un’idea che non lo abbandona e lo spinge a scrivere, nonostante tutte le crociate perse e le battaglie contro i mulini a vento. Un’intuizione che può essere utile anche a noi:

Per la stampa “all’opinione pubblica non interessa” non credo che l’opinione pubblica sia tutta scema

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Oggi vi parlerò dell’assurdo universo di American Girl.

Devo ringraziare Abu, storico amico perugino del mio coinquilino, nonchè simpatico e arruffato supermegaricercatore in fisica in una sperduta università della Virgina, per avermi spalancato le porte di questo mondo.
Chattando una sera di novembre, Abu mi parlò sconfortato di American Girl, una catena di grandi magazzini degli Stati Uniti dove non solo si comprano bambole, ma le bambine possono andare dalla parrucchiera insieme alla loro bambola, dall’estetista con la loro bambola, al bar con la loro bambola, e fare shopping con la loro bambola, far fare un check-up medico alla loro bambola: e che divertimento se ci si pettina e ci si veste come la propria bambola!

Fino a qui, tutto bene. Insomma, magari esagerata l’idea di vedersi seduta dalla parrucchiera insieme alla propria amica di plastica, e spendere per lei centinaia di dollari in cure per le unghie, minitorte che non mangerà mai, miniature di lettini e scrivanie in puro ebano e vestiti firmati…

Ma documentandosi attentamente sul web si può facilmente capire come, sotto le fattezze deliziose, educate e multietniche delle American Girl, si nasconda un piano verso l’invasione e la conquista del mondo: le bambine – e non solo! ci sono anche adolescenti, ventenni, trentenni senza una vita- che posseggono queste bambole, infatti, diventano maniaco-compulsive e, come ipnotizzate, cominciano a vivere solo ed esclusivamente in funzione delle loro amiche (forse) inanimate.

L’ultima moda è, per le fan del mondo di American Girl, quella di condividere attraverso youtube i nuovi acquisti per il guardaroba delle  proprie bambole. Guardate questa ragazzotta del Texas un po’ cresciuta, Amy: ormai prima di una qualsiasi linfa vitale, per quasi otto minuti parla in camera, elencando gli abiti che ha acquistato per la sua bambola, descrivendone il colore (svegliona, sei in video!), indicando lo stilista, il prezzo, e dando consigli sui migliori fashion designers per bambole (lei stessa, però, si diverte da tempo a confezionare abiti per le sue migliori amiche). [non guardate i video per intero, sono noiosissimi! Ve ne basterà un assaggio]

Osservatela: totale perdita della vitalità, del sorriso e della gioventù, occhiaie, fronte aggrottata, unghie laccate e plastificate, gioielli da quarantenne e permanente dai risultati disastrosi.

Altro video, altro indizio di nevrosi incontrollabile: la stessa FatteNaVitaAmy invita una giovane amica davanti alla telecamera affinchè mostri i suoi preziosi averi, ma con avidità e violenza prende il controllo della scena, delle bambole e dei vestiti. Sottomessa, inutile e agghindata in maniera sconcertante, l’altra cerca visibilmente di ricacciare le lacrime.

Amy ha ormai l’atteggiamento dell’assassina, è un automa nelle mani delle bambole.

Ma attenzione, le American Girl sono infide, furbe, e sanno attaccare nei modi più diversi. Quest’altra ragazza ha già collezionato una ventina di bambole, e, dopo averle radunate, filma cerimoniosamente il momento dell’apertura della scatola che le porta le sue nuove migliori amiche: Chrissa and Kendall (ogni modello American Girl ha un nome e un carattere). Anche questa ragazza è un po’ cresciuta, ma vive per le sue American Girl, salutandone l’arrivo con i soliti urletti da americanozza gratuitamente entusiasta.

Le American Girl prenderanno il controllo del mondo. E come è palese dal filmato qui sotto, l’invasione è pronta.
E’ ora di riprendere in mano i sempre fantastici Lego, e di costruire un fortino con tanto di trappole e passaggi segreti per difenderci.

Un abbraccio di plastica!

V.

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Ciao!

Ecco, già non so cosa scrivere. Comunque… inizio questo diario, e ci metto quello che condisce il mio mondo ogni giorno. Una sorta di raccolta indifferenziata di tutto il kitschume che mi circonda.

Dalle scoperte che quotidianamente deliziano me e i coinquilini, alle notizie e ai gossip più inutili, capaci però di fare oscillare di un minimo il baricentro delle nostre vite e dei nostri cervelli.

Ora è tardi… e per Valy’s Kitschen e la paziente Chiara Kia Loschi (fata madrina di questo blog e coinquilina di via XX settembre, ormai un ostello), è ora di andare a dormire.

Per aspettare la nuova alba, vi lascio sulle note di A guagliona da’ smart, un video del piccolo e talentuoso neomelodico Giuseppe Junior. Ormai le stanze di via XX settembre risuonano da giorni di note napoletane, dopo la scoperta di questo genere e, soprattutto, del suo lato underground e under18.

Maschilismo che mette in riga ragazzotte indisponenti e un po’ troppo farfalline, faide familiari e vendette sanguinarie, carcere minorile e grande disperazione gesticolata sono i temi che, con voce nasale, vengono trasformati in note musicali da queste giovani ugole sovrappeso.

A Guagliona da’ smart, ad esempio, racconta di una truzza un po’ in là con gli anni che, oltre a non avere ancora affinato l’arte della depilazione alle sopracciglia (le fa troppo sottili, come le quindicenni), si permette di scorrazzare per il centro di Napoli, attirando l’attenzione di tutti i maschietti. Ma l’Io narrativo sa cosa fare: distrugge la macchina, così quella lì impara a stare con lui, altrochè indipendenza e libertà. Perchè, come canta Giuseppe, anche lei ha rotto qualcosa, e ora deve riparare.

Ma il binomio angelo di casa – troia continua con Lasciat stà a mammà. Due innocenti creature, un truzzo e una giovane riccioli d’oro (la piccola Anna; per lei questo video sarà un trampolino di lancio per succose e irriverenti hit, come Giggino ‘O Bello) si recano al bar, dove sorprendono la mamma con un giovane amante (interpretato da un attempatissimo pappone, famoso neomelodico adulto). I due angeli chiedono all’Innominato di lasciare stare la loro mamma, di non distruggere la famiglia, e di non spezzare il cuore di un papà che non ha mai fatto mancare niente alla moglie. L’amante, prendendo il volto della bimba tra le mani, visibilmente commosso giura su Dio – e qui compare un’immagine sfumata del misericordioso Gesù – che lascerà la donna, non la rivedrà chiù.

La mamma e il suo giubbotto di finta pelle non hanno, ovviamente, diritto di replica.

Io ora vi lascio, ma vi prego… Non smettete di esplorare questo magico mondo musicale e nasale, un panorama imbarazzante quanto affascinante.

Buonanotte, e sogni neomelodici a tutti!

V.

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